giovedì 6 luglio 2017

Zachar Prilepin, Kinetta spazio Labus - un mio scritto


Mi mancano un centinaio di pagine, sulle 800 totali, per concludere "Il monastero" di Zachar Prilepin (Voland, a cura di Nicoletta Marcialis) ma ne sto uscendo rapito. Davvero uno straordinario scrittore Prilepin e adesso andrò a cercare le altre due sue opere che non ho ancora letto. Su Il Foglio era uscito un bell'articolo che ne parlava ma purtroppo è a pagamento e ho trovato questo che è uscito su La Stampa.

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Stasera in questo posto dove non sono mai stato, Grace leggerà le due righe che ho scritto cercando di trarre spunto da questa fotografia.

Quando tutto sarà finito magari lo metto sul blog.

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È difficile spiegare agli altri come sto.
È difficile anche solo parlare di tutto il dolore che mi divora da dentro.
E che cerco di affrontare in maniere impensabili.
Quasi sempre fallimentari.
E questo dolore è parte costituente di me.
I tavolini dei bar in centro pieni di gente che fa l'aperitivo mi hanno tolto il fiato e comunicato tanta spossatezza, inutilità, volgarità.
Fuori fa caldo.
Non capisco molte delle discussioni in cui sono costretto a dire la mia.
Resto fermo ad ammirare le impronte delle mani di bambini sulla porta a vetri del cinema.
A pensare a quella donna che tutte le mattine alle 5 e 35 cammina davanti a me insieme al suo pastore tedesco.
Quando li sorpasso il cane scodinzola, lei mi sorride.
Sono fra le poche cose buone delle mie giornate.

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