sabato 29 novembre 2014

Joyce Manor, "Never Hungover Again", Philip Roth, "La macchia umana", Marysthell Polanco, Osvaldo Bayer, "Patagonia rebelde", Arnaldo Gesmundo, Matteo Speroni, "Il ragazzo di via Padova", Lucio Battisti, "La Collina Dei Ciliegi", Dead Can Dance, "Anastasis"




Lo si può ascoltare tutto qui.


"Quella del novantotto nel New England fu un'estate di sole e di uno squisito tepore; l'estate - nel baseball - di una mitica battaglia tra un diodo degli home run bianco e un dio degli home run di pelle scura; e, in America, l'estate di un'orgia colossale di bacchettoneria, un'orgia di purezza nella quale al terrorismo - che aveva rimpiazzato il comunismo come minaccia prevalente alla sicurezza del paese - subentrò, come dire, il pompinismo, e un maschio e giovanile presidente di mezz'età e un'impiegata ventunenne impulsiva e innamorata, comportandosi nell'Ufficio Ovale come due adolescenti in un parcheggio, ravvivarono la più antica passione collettiva americana, storicamente forse il suo piacere più sleale e sovversivo: l'estasi dell'ipocrisia. Nell'aula del Congresso, sulla stampa e alla televisione, i cialtroni tronfi e morigerati, smaniosi d'incolpare, deplorare e punire, facevano i moralisti a più non posso: tutti in un parossismo calcolato di quello che Hawthorne (il quale, negli anni tra il 1860 e il 1870, abitava a non molte miglia dalla porta di casa mia) identificò, nel paese nascente di tanto tempo fa, come "lo spirito di persecuzione"; tutti ansiosi di celebrare gli astringenti riti purificatori che avrebbe estirpato l'erezione dall'esecutivo, rendendo così la situazione abbastanza confortevole e sicura perché la figlia decenne del senatore Lieberman potesse riprendere a guardare la tivù col suo imbarazzato paparino. No, se non siete vissuti nel 1998 non sapete cos'è l'ipocrisia. Il columnist conservatore William F. Buckley scrisse nella sua rubrica: "Quando lo fece Abelardo, fu possibile evitare che si ripetesse", insinuando che il modo migliore di rimediare all'illecito presidenziale - quella che Buckley definiva, altrove, l'"incontinente carnalità di Clinton" - forse non era una cosa incruenta come l'impeachment ma, piuttosto, il castigo che nel dodicesimo secolo venne inflitto al canonico Abelardo dal coltello dei compari del collega ecclesiastico di Abelardo, il canonico Fulberto, per vendicare la seduzione e il matrimonio segreto con la nipote di Fulberto, la vergine Eloisa. Diversamente dalla fatwa di Khomeini che condannava a morte Salman Rushdie, l'intenso desiderio nutrito da Buckley per la pena correttiva della castrazione non comportava incentivi finanziari per il possibile esecutore. Questa era suggerita, tuttavia, da uno spirito non meno severo di quello dell'ayatollah, e in nome di ideali non meno elevati. Era estate, in America, quando tornò la nausea, quando non cessarono gli scherzi, quando non cessarono le congetture  e le teorie e le iperboli, quando l'obbligo morale di spiegare ai propri figli la vita degli adulti fu abrogato per tenere viva in loro ogni illusione sulla vita degli adulti, quando la meschinità della gente apparve semplicemente schiacciante, quando una specie di demone era stato sguinzagliato nel paese e, da ambo le parti, la gente si chiedeva "Perché siamo così pazzi?", quando uomini e donne, svegliandosi al mattino, scoprivano che durante la notte, in un sonno che li aveva trasportati oltre l'invidia o il ribrezzo, avevano sognato la spudoratezza di Bill Clinton. Sognai io stesso un gigantesco striscione, dadaisticamente teso come uno degli involucri di Christo da un capo all'altro della Casa Bianca, con la scritta QUI ABITA UN ESSERE UMANO. Era l'estate in cui - per la miliardesima volta - il casino, il pasticcio, il guazzabuglio si dimostrò più sottile dell'ideologia di questo e della moralità di quello. Era l'estate in cui il pene di un presidente invase la mente di tutti e la vita, in tutta la sua invereconda sconcezza, ancora una volta disorientò l'America." (pp. 4-5)




Lo riprendo in mano questo capolavoro. Io amo e odio Roth. Certe volte mi vedo allo specchio quando leggo i suoi libri, le sue interviste, i suoi interventi e mi odio. E quasi mai mi piaccio quando mi vedo. Anzi, mi faccio davvero schifo. Se comincio a parlare va ancora peggio. C'è qualcosa in tutti i suoi libri che mi mette letteralmente a nudo. E se mi sento già indifeso con cappello, sciarpa, guanti, giacconi pesanti, occhiali scuri, nudo mi sento morire. Ma mi sento anche più forte. Lo riprendo in mano mentre sfoglio pagine di giornali che ricominciano a parlare di escort, processi, premier, tangenti, confessioni, poesie e penso a  come si comporta(ro)no le persone e i mass-media in generale su queste questioni. Negli ultimi anni giornali e pseudopersonalità di sinistra e destra hanno dimostrato cioè che sono e sono sempre stati. Personalmente fra i direttori di questi giornali, i giornalisti, i conduttori, gli intellettuali, il giro Micromega, i manifestanti, le comiche, i comici, i pensatori internettiani, i guardoni, i moralisti, i falsi antimoralisti e ragazze come Marysthell Polanco, Nicole Minetti & co. continuerò a sentirmi più vicino a queste ragazze disprezzate dalla "parte migliore della società".





Altri libri che sono arrivati:


"Patagonia rebelde" di Osvaldo Bayer (Elèuthera) e come si giustamente si legge nella presentazione questo è un libro opposto all'estetizzazione chatwiniana. Se c'è un autore che se lo sfoglio mi fa venire sonno quello ormai è Chatwin.






Ero in macchina e alla radio è partita "La collina dei ciliegi" e ho ricordato quando mio padre ascoltava questa canzone e mi diceva che molti dei suoi parenti e anche amici lo avrebbero ancora rimproverato per amare quella canzone di Battisti. Secondo i giudici della sinistra perbene era una canzone filofascista e i miei genitori non avrebbero mai dovuto ascoltarla. C'è quel verso "...planando sopra boschi di braccia tese..." che aveva fatto molto discutere. Loro l'ascoltavano lo stesso. Se ne sbattevano di queste cose. E' sempre stato difficile per loro due essere di sinistra ma non amare falce e martello, il comunismo e tutto quello sfracellamento di coglioni correlato. Quando ero piccolo io impazzivo di gioia quando mia madre, sulla nostra Simca blu e anche sulla Renault 11, si girava verso me e mia sorella e a squarciagola: "e più in alto e più in là ora figli dell'immensità".


Questo sopra è un disco bestiale.

venerdì 28 novembre 2014

Sharon Van Etten, "Your Love Is Killing Me" + Kevin Canty, "Tenersi la mano nel sonno" (Minimum Fax)



"Your Love Is Killing Me" è l'ultimo video tratto dall'album di Sharon Van Etten "Are We There" (Jagjaguwar). Prossimamente sarà in concerto a Milano e mi dispiace non avere tempo, forza, tranquillità mentale per andarci. Carla Juri, la protagonista del video, ricorda una giovane Jessica Lange.




Quattro anni fa su Lankelot avevo recensito i racconti di "Tenersi la mano nel sonno" di Kevin Canty (Minimum Fax). Ho ripreso in mano la raccolta e devo completamente stravolgere quella recensione. E' come se questo libro sia ritornato in un'altra veste o forse nella sua vere veste o forse sono io semplicemente a essere cambiato, invecchiato, maturato o forse perché quella era una recensione scritta di fretta, in maniera stupida, banale o forse perché c'è un filo rosso di scrittura che fa per me. Quella di quattro anni fa è una recensione che vorrei tanto cancellare. Di certo autentica, sincera, ma che al giorno d'oggi non mi rappresenta per niente e mi fa incazzare ogni volta che la rileggo. Ve lo consiglio questo libro. I racconti sono tutti davvero belli, sinceri, trascinanti, con uno stile impeccabile e mai banale. Avevo sbagliato di grosso a stroncare questo libro di storie d'amore, di ragazzini obesi, di croci, di alcool, di malate di tumore, di immigrati clandestini, di viaggiatori, di sconfitti, di padri, figli, tossiche. Rileggere un libro aiuta anche a capire di non averci capito un cazzo, di aver sbagliato. L'ho riletto tre volte per esserne sicuro. E non mi succede spesso di cambiare idea su quello che leggo. 











giovedì 27 novembre 2014

Varie cose di un post lunghissimo: Giusy Ferreri, Costanza Miriano, "Sposati e sii sottomessa", "Obbedire è meglio", Comunione e Liberazione, Angela Azzaro, Paola Concia, Eretica, Femminicidio, "Care ragazze, non fidatevi delle professioniste del vittimismo", Barbara D'Urso, Matteo Galliazzo, "Sinapsi", Piero Ciampi



(Visto?)






Questi due libri: "Sposati e sii sottomessa. Pratica estrema per donne senza paura" (Vallecchi) e  "Obbedire è meglio. Le regole della compagnia dell'agnello" (Sonzogno) me li ha regalati una ragazza di Comunione e Liberazione e li ha scritti Costanza Miriano alla quale l'Espresso ha dedicato un servizio "Fenomenologia della donna Sentinella. Tutta chiesa, smalto e tacchi a spillo".

Sono lì, sullo scaffale, in attesa di essere davvero letti.

La dedica, la stessa per tutti e due i volumi, recita "Con affetto, in questo momento difficile".

Libri ostici sin dal titolo.

Libri che rappresentano un mondo, quello di Comunione e Liberazione, Tempi, Luigi Amicone, di una certa destra, di un certo tipo di cattolicesimo, delle Sentinelle.
Mondi distantissimi da me ma coi quali, volente o nolente, ho convissuto e mi sono sempre confrontato durante tutta la mia vita. C'è tutta una parte della mia famiglia che fa parte di Comunione e Liberazione, che si è adoperata per costruire una scuola dove avrebbe dovuto studiare mia sorella ( e dove poi finì una delle mie migliori e più belle compagne di classe al liceo), per sostenere Formigoni, uno lavora in Mediaset, qualcun altro fa politica e molto altro. Ho studiato per anni in un collegio cattolico dove la componente Cl non era così predominante ma per i primi due anni del liceo il mio professore di matematica fu Giulio Boscagli (quel, Giulio Boscagli), persona che umanamente non potrò mai e poi criticare, anche solo per come si comportò con mia madre.
Da tutti questi miei parenti io e la mia famiglia siamo sempre stati trattati con grandissimo rispetto.
C'è sempre stata discussione e sanissima intolleranza.
Frequentare questi miei parenti durante l'infanzia e l'adolescenza e poi studiare in collegio mi ha stimolato la curiosità, mi ha spinto ad aprirmi al confronto con persone molto diverse da me, mi ha spinto a guardare oltre  gli steccati della mia recinzione.
Sono tutte persone che mi hanno incuriosito, che mi hanno fatto incazzare e dubitare.
Come vivo la mia vita è in completa antitesi rispetto a come la vivono loro (io convivo, loro sono per il matrimonio e almeno almeno fanno tre figli, eccetera, eccetera) ma alcune volte non posso che ringraziarli per tutto quello che hanno fatto per me.
Già questo vale la scomunica per tantissime persone.
Ma non me frega davvero nulla.
Grazie a tutti questi miei parenti e al resto di quel tipo di persone che ho incontrato nella mia vita.



Articolo di Angela Azzaro, Paola Concia e Eretica a proposito del 25 novembre:


e la stessa Angela scrive a proposito del caso di Barbara D'Urso, "Caro Iacopino, su Barbara D’Urso hai torto"




Non, Je ne regrette rien






Matteo Galliazzo ha smesso di scrivere. Ha spiegato anche perché. "Sinapsi. Opere postume di un autore ancora in vita" (Indiana Editore, 2012) raccoglie 22 racconti, con titoli bellissimi, usciti su varie riviste. E', è stato, fu un grande talento. Qui sotto lascio per ogni racconto alcune righe che ho segnato (di 4 racconti non ho messo nulla):

"Io amo le acciaierie. Dal punto di vista estetico, dico. Le trovo di una bellezza monumentale, imponente e complessa. Le torri, le scalette. I nastri trasportatori, le gru. Le rotaie. I volumi enormi. La bellezza dei lingotti di acciaio che si raffreddano. I recuperatoti di calore. Gli OBM. C'è qualcosa di orribilmente epico in questo vulcano in miniatura da cui cola una lingua di metallo luminoso. Io ci farei quanto meno delle cartoline, con le acciaierie. Non so perché non ne facciano." (Il ferro è una cosa viva, pp. 15-16)

"Stamattina ero sano. Stamattina ero brutto. Stamattina ero lucido. Ora vi spiego. C'è una ragazza. Ombretta. Quando la vedo non oso fare a meno di fissarmi sulle sue ascelle. Le sue ascelle non assomigliano a quelle di nessun'altra. Se non altro perché non se le depila. Lei non si depila e io mi fisso su di loro. D'estate esibisce voluttuosamente le sue ascelle indossando vestitini senza maniche sostenuti da sottilissime spalline. Sa di avere le ascelle più belle di chiunque altra. E ogni pretesto è buono per sollevare le braccia al cielo." (Deodorante, pag. 44)

"Ora fluttuo nuda nella sala grande del trasmettitore. Mi sono svegliata e ho guardato i monitor e la navetta non c'era più. Volteggio da una paratia all'altra. Non c'è gravità. E fa caldo. Passo davanti all'antenna. Con il mio corpo nudo oscuro il segnale del trasmettitore. Un buco nel segnale che ha la forma del mio corpo nudo si espande alla velocità della luce verso la nebulosa di Orione. Forza, ombra di me nuda, raggiungi la nave del mio uomo in fuga e ricordagli i miei seni che non cadono. Forza ombra mia, raggiungi il mio uomo e fallo tornare. Bi, bis, Fallo tornare. Bip. Bip." (Amore senza peso, pag. 54)

"Il vecchio mi indica i punti precisi, e il cieco sono io. Dall'altra parte dei suoi occhi c'è il quadro, ci sono i colori, ci sono le pennellate che si intersecano in relazioni che misurano la felicità. Il vecchio vede tutto questo. Io no." (Sedici gradazioni di nero, pag. 64)

"Chi sono io? Non certo questa forma che ho imparato a riconoscere come insieme di segnali. Capisco che la massa che mi ospita ogni tanto sosta di fronte a oggi lucidi che ne rimandano l'immagine. Così la massa può vedere se stessa e tutte le appendici di cui è composta. Che sono molte e complesse. Io non mi riconosco. Io non sono quello." (Meteorologia delle sinapsi, pag. 69)

"Per esempio lo sapevate che una volta nei vagoni passeggeri non c'era il corridoio che collega tra loro i vari scompartimenti? Eh? E lo sapete perché i vagoni sono fatti così? Perché all'inizio venivano immaginati come tante carrozze una dopo l'altra cioè proprio le carrozze delle diligenze a cavallo sete.  C'era perfino disegnata quella forma lì nelle fiancate. Come se su un vagone merci avessero caricato tre o quattro carrozze da diligenza. Per cui ogni scompartimento dentro era fatto come il dentro di una diligenza ed era separato da tutti gli altri e aveva la propria porta e mentre il treno andava non si poteva passare da uno scompartimento all'altro. E non si poteva nemmeno andare in bagno! Ma tanto i treni a quel tempo si fermavano sempre per riempire di acqua la caldaia." (Nelle mani dei caimani, pag. 104)

"Guardalo bene in faccia perché quell'uomo sei tu; e quella donna con lui nella stanza sono io. Sull'etichetta della videocassetta troverai un numero di telefono. E' il mio. Chiamani." (I piedi, pag. 111)

"Io ho una passione per i punti di vista. Ad esempio le strade, io quando passo per una strada mi piacerebbe entrare in tutte le case e guardare quella stessa strada come si vede da tutte le finestre. Se potessi io mi affaccerei da tutte le finestre che esistono, per vedere tutte le inquadrature possibili di tutte le strade che esistono." (Apocalisse di Solentiname, pag. 119)

"Capii il significato economico della parola recessione quando, un giorno, entrando nell'ufficio di mio padre, lo vidi impugnare una rivoltella e puntarsela alla tempia con fare tipicamente iperrealista." (Volontariato urbano, pag. 125)

"Mia nonna guardava sempre le telenovelas. Mi ricordo, prima che scoppiasse il casino di Paolo e dell'eroina ci andavo spesso a trovare mia nonna. Lei stava da sola in un appartamentino piccolo piccolo, non aveva nessuno e non aveva niente da fare. Cioè passava le giornate davanti al televisore a guardare telenovelas." (Crisi, pag. 139)

"Se devo dire la verità comunque tutte le tesi aleggiano nel vuoto, non solo questa. In genere le tesi iniziano con dei capitoli dedicati ai dati, interi capitoli di dati e cifre, che servono a generare grafici e tabelle da interpolare. Troppi dati. E poi ci sono le conclusioni. C'è sempre uno stacco, uno spazio vuoto, che sta tra i dati e le conclusioni. C'è un vuoto inevitabile, perché i dati sono sempre troppi, e le conclusioni devono in qualche modo essere conclusive. Per giudicare una tesi occorrerebbe un metro misuratore che stabilisce le dimensioni di questo spazio vuoto. Tanto meno vuoto tanti più punti. A volte la distanza è immensa. Ma secondo me c'è dell'altro. Io credo che dati e conclusioni siano cose sostanzialmente diverse, fatte di cose diverse. I dati stanno in uno spazio, e le conclusioni stanno in un altro spazio. Non ci potrà mai essere continuità tra i due materiali di cui sono composte." (Possa la gloria dell'imperatore ascendere così come ascende la tonalità, pag. 152)

"Io credo che la materia sia formata da modulazioni di frequenza impenetrabili tra loro. Così possiamo appoggiare un bicchiere su un tavolo senza che il bicchiere affondi attraverso il tavolo e sparisca verso il centro della terra. Incompatibilità di frequenza. Las materia è un nulla solo un po' diverso, un nulla incompatibile con la presenza in se stesso di altri nulla, cosicché tutti i nulla si possono affastellare uno sull'altro e formare cose e pavimenti per altre cose. Nessun ragazzo ha mai pronunciato il mio nome. Quasi quasi io non esisto. Io sono un nulla con un nome che nessuno pronuncia. A dispetto dell'impenetrabilità della materia il nulla di cui sono fatta è abbastanza penetrabile." (Il mosso e il nero, pag. 171)

"Un'altra particolarità degli uomini fissati è che cercano di condividere la loro fissazione con qualcun altro. Fingono di accontentarsi di un qualunque partner decente e accettabile ma preferirebbero trovarne uno di cui vergognarsi un po'" (Sottosviluppo, pag. 181)

"Dato che per colpa tua ho perso il lavoro, mi dice Felipe, devi venire con me e aiutarmi. Scherzo, dice, non ce l'ho mica con te, Però vieni lo stesso, è divertente, mi dice. Allora saliamo su una scala pericolante e arriviamo sul tetto del palazzo. Su una parte di tetto si può camminare, ma su un altro pezzo invece è crollato, e sono crollati i pavimenti di tutti i piani, e si vede sotto per una quindicina di metri. Vieni, mi fa. Scavalchiamo una ringhiera ed entriamo nel terrazzino di un'altra colonna. Camminiamo sopra dei serbatoi dell'acqua. Spaventiamo dei piccioni. Ci sono anche dei gabbiani, enormi, camminando ne disturbiamo qualcuno, si mettono a gridare fortissimo. Salta di qua, mi fa Felipe. Felipe scavalca un'altra ringhiera e salta sulla tettoia inclinata di un altro palazzo. Salto anch'io, poi mi volto a guadare. Siamo passati sul tetto di un altro palazzo. Vedi? mi fa, i palazzi vecchi sono talmente vicini tra loro che si può andare in giro per la città camminando sui tetti, passando da un tetto all'altro, mi dice." (Isabel, pp. 202-203)

"Invece Thomas è un bambino orfano. Ha sette anni, ha cambiato quattro istituti. Ha dei capelli che assomigliano a tanti mozziconi di sigaretta. E' un po' strabico. Ogni tanto viene affidato a una coppia sterile, provano a vedere come va. Di solito non va bene, perché le coppie sterili che chiedono l'affidamento di prova sono cattoliche praticanti, e Thomas è ateo. E' ateo a causa di un sillogismo istintivo. Dio è nostro padre, dicono le suore. Il padre di Thomas non esiste, quindi Dio non esiste. Le coppie sterile cattoliche fanno fatica a resistere con un piccolo ateo in casa, e dopo un po' lo riportano in istituto. Le coppie cattoliche sterili sotto sotto si aspetterebbero almeno un po' di riconoscenza per averlo preso in affidamento, riconoscenza che lui dovrebbe dimostrare aderendo anche superficialmente ai più superficiali riti cattolici. Thomas invece dice parolacce e spacca i soprammobili. Le coppie cattoliche sterili hanno la casa piena di soprammobili fragilissimi. Non so com'è." (Carrello a sei ruote su stella rotante, pag. 207)

"E tutto questo ricordare, nello stesso modo in cui forse si può provare dolore, mi farà provare vecchiaia." (Minimal House (esiste una particolare forma di anestesia chiamata morte), pag. 213)

""Ti spruzzo un po' di questo che tante vale un occhio della testa, sono sicuro che le sue intenzioni sono buone, a volte mi accorgo solo dopo un po' che mi sono pisciato addosso, magari un sacco di gente non si avvicina perché puzzo, perché la mia barba ha una densità irregolare, magari con questo profumo tutti si avvicineranno a me contenti di darmi gli spiccioli, anzi, se io scrivessi ancora per la pubblicità proporrei uno spot del profumo proprio così, con uno che chiede l'elemosina e nessuno lo caga, poi si spruzza questo profumo e tutte le donne lo lapidano di monete e gli infilano i biglietti nei pantaloni e sotto le ascelle come a uno spogliarellista." (Le mummie, pag. 235)

"Quando le uova si schiudono nascono delle altre operaie cinesi, che prendono una bicicletta e si mettono subito al lavoro, imitando prodotti occidentali o trasportando ciotole piene di riso." (L'invincibile armadio, pag. 241)







martedì 25 novembre 2014

Beppe Salvia, "Un solitario amore" (Fandango), Cèline, Andrea Lombardi, Band Of Horses, cimiteri


"A scrivere ho imparato dagli amici,
ma senza di loro. Tu m’hai insegnato
a amare, ma senza di te. La vita
con il suo dolore m’insegna a vivere,
ma quasi senza vita, e a lavorare,
ma sempre senza lavoro. Allora,
allora io ho imparato a piangere,
ma senza lacrime, a sognare, ma
non vedo in sogno che figure inumane.


Non ha più limite la mia pazienza.
Non ho pazienza più per niente, niente
più rimane della nostra fortuna.
Anche a odiare ho dovuto imparare
e dagli amici e da te e dalla vita intera."



"Un solitario amore" (Fandango, 2006) raccoglie l'opera omnia del poeta Beppe Salvia morto suicida a 31 anni nel 1985.




Sorrido di mal di stomaco. Per una tragica coincidenza un cuginetto si è scoperto comunistello. Perfidamente, da cugino più grande, commento questo suo innamoramento con una lettera di Cèline a Élie Faure del 30 maggio 1933, tradotta da Andrea Lombardi e pubblicata su Il Giornale:



"Amico mio carissimo,

Credo in effetti non valga molto la pena insistere con i giornali intellettuali. Il vostro nome sembra fargli paura. Teniamo questo articolo per l' Hippocrate e sarà meglio per noi. Il mio sul Candide mi è valso delle serie minacce di morte, cosa che non mi sarebbe successa se avessi scelto un giornale di sinistra. La mia sola e unica preoccupazione è solo di raggiungere il maggior numero di lettori e tutto considerato preferisco quelli di destra. I lettori di sinistra sono così convinti delle loro verità marxiste che non gli si può comunicare nulla. Sono molto più chiusi che a destra. Nessun giornalaccio mi ha danneggiato più che Le Populaire in nome del «valore e della dignità umana»!!!! Le Canard Enchainé non può dopotutto esimersi dallo spargere un po' di terrore, e aspettiamocene ancora... «amici di tutti, amici di nessuno». Tutta questa gente mi disgusta, tutti quanti, sono avidi di potere e non di verità - Ipocritamente fanno passare l'uno per l'altra. Abominevole ribaltamento! Che cosa vuol dire sinistra di questi tempi? Niente - meno di niente. Andiamo verso il Fascismo, ci voliamo. Chi ci frena? Qualche dozzina di agenti provocatori ripartiti in quelle cinque o sei cricche urlanti e autofagiche? Questa sarebbe una coscienza sociale? Ma scherzate, amico mio! Non vedo (e li conosco bene) in questa sinistra mascherata che dei ridicoli o infidi velleitari snaturati di ogni ideale, per i quali il tradimento stesso non significa più nulla. Non bisogna più commettere gli errori del 71 (Riferimento alla Comune di Parigi del 1871 e al suo tentativo votato al fallimento di autogoverno operaio e popolare, ndt). Crepare per il popolo sì - quando si vorrà - dove si vorrà, ma non per questa turba odiosa, meschina, pluridivisa, incosciente, vana, alcolicamente patriottarda e mentalmente fannullona fino al delirio... Il muro dei federati non deve essere un esempio di ciò che bisogna fare, ma di quello che non bisogna più fare. Basta con i sacrifici vani, i secoli di prigione, i martiri gratuiti. Non si è più nel sublime, ma nel masochistico. Guardate cosa succede in Germania: una deliquescenza generale della sinistra. Non c'è nessuno a sinistra ecco la verità. Il pensiero socialista, il piacere socialista non è nato. Se ne parla, ecco tutto. Se ci fosse un piacere di sinistra ci sarebbe un corpo. Se diventiamo fascisti, tanto peggio. Questo popolo lo avrà voluto. Lo vuole. Ama il manganello. Non sono astioso. Sono lucido. Tutti questi esagitati socializzanti si dimenano nel vuoto, meno che i furbetti (la maggioranza) che cercano in voi nuove idee per rifarsi la facciata. Li conosco, amico mio, li conosco bene e più li conosco più li disprezzo. Appoggerebbero qualunque massacro per avere qualche consenso in più. Ah! I putridi istrioni! Può essere che giochino un ruolo ma deve essere quello del verme sul cadavere del capitale. Utile certo, indispensabile, ma nella parte più orrida del cadavere. In effetti noi siamo tutti completamente dipendenti dalla nostra Società. È essa che decide del nostro destino. Marcia, agonizzante, è la nostra. Amo più il mio stesso marcio, i miei stessi germi che quelli di quel o di quell'altro comunista. Mi trovo orgogliosamente più sottile, più corrosivo. Accelerare questa decomposizione ecco l'opera. E che non se ne parli più! Parata di morti. Che importa dopo tutto la chitarra o il timpano. Gli individui straccioni, suppuranti, che pretenderebbero di rinnovare con la loro pozione magica la nostra epoca irrimediabilmente finita, mi disgustano e mi esauriscono. Il pus gli esce da tutti gli orifizi ed eccoli che mi parlano della primavera che verrà! Noi non siamo fatti per ascoltare queste cose! A noi la morte «camerata»! Individuale!"





E' un periodo che mi muoiono attorno parenti e persone che conoscevo sin da quando ero bambino. In una settimana se ne sono andati un cugino di secondo grado e Camillo che quando giocavo a calcio era uno dei miei più grandi estimatori. Tredici anni di lotta contro il tumore senza mai perdere il sorriso. L'hanno seppellito accanto a mia madre. Non gli ho mai detto che se ho cominciato a scrivere è anche grazie a suo figlio Massimo, che frequentò le elementari in un istituto speciale e che fino ai sedici anni giocò a calcio con me. Quando riuscì a segnare il suo primo goal mi si riempirono gli occhi di lacrime.








lunedì 24 novembre 2014

"Microracconto su Carlo e il porno" + Giuseppe Genna "Quella cosa informe che ci ostiniamo a chiamare Milano"








(Sofia Gucci)

Quando stavo alle medie avevo un compagno di classe coi capelli a spazzola, Carlo, coi denti bianchissimi e la faccia piena di brufoli gialli, che mi pagava con monete da 500 lire, sigarette, numeri vecchi di Zagor, Mister No e Spiderman ogni volta che gli procuravo riviste e videocassette porno. Non ero il suo unico spacciatore ma io, e anche Vittoria, eravamo quelli che lo rifornivano della roba migliore, in ottime o discrete condizioni, non troppo macchiati e senza pagine mancanti. Non era roba mia e per soddisfare le sue richieste dovevo sbattermi parecchio: mi toccava rubacchiare in un paio di bar seppelliti sotto strati di fumo con un angolo destinato a giornali e riviste oppure sottrarre alcuni esemplari dalla spaventosa collezione di un paio di cugini o rovistare nei cumuli di cartoni e immondizia che ai tempi sorgevano ai tempi in tutto il circondario o, rischiosissimo, esplorare le cascine abbandonate stando ben attento a non calpestare siringhe, bottiglie di vetro, merda e pozze di sangue. Non ricordo come avessi dato vita a quel commercio ma so che nel volgere di poche transazioni non ne potei più fare a meno. Quei soldi mi servivano parecchio e anche delle sigarette non potevo farne a meno. Fumavo in un vicolo sotto casa insieme ad altri sbandati che ci davano dentro anche con gli alcolici. Fumavo con la faccia rivolta contro il muro dietro cui si allungavano i capannoni di un acciaieria. Come tutti gli affari loschi anche quel mio commercio comportava una sua buona dose di rischio. Bisognava stare attenti ai genitori, ai fratelli e alle sorelle, agli insegnanti, agli spioni. Una volta mi capitò di prendere un sacco di calci nel culo dai miei cugini che mi perdonarono solo a patto di tacere su quello che combinavano la sera e di consegnargli ogni sabato un pacchetto di sigarette. Un giorno fui inseguito per i campi da tre ragazzi che facevano parte di una banda che scorrazzava in Vespa per il paese e che mi accusavano di avergli rubato il fumo. Ad intercedere per me fu mia sorella che dava ripetizioni a uno dei boss e pure mia sorella chiese la sua tangente. Le presi anche da mio padre che a quei tempi era disoccupato e non avendo niente da fare pensò bene di rovistarmi nello zaino. Forse stava cercando delle sigarette visto che mia madre gli permetteva di fumare solo un pacchetto al giorno. In fin dei conti però mi ero dato a quei traffici perché volevo bene a Carlo. Viveva una vita d'inferno. La sua era una famiglia ultracattolica, bigotta, reazionaria, tendenzialmente fascista. Era costretto a vestirsi come un vecchio, ad andare a messa tutti i giorni alle sette di mattina, pure i Vespri si doveva sorbire. Aveva due sorelle, Maria e Elena, bellissime ma sempre vestite castigate. Due ragazze severe che facevano le animatrici all'oratorio e le catechiste. Carlo era un'anima ribelle, gli piaceva il punk, si sentiva un nazista e spesso era in punizione. Aveva una paura folle di suo padre che aveva una tessitura con quindici dipendenti e che in paese veniva trattato come una specie di principe. La madre usciva di casa solo per andare a messa, al cimitero, a fare la spesa e a rompere le scatole nei consigli di classe. Carlo era un vero e proprio fanatico del porno. Su un quaderno segnava tutti i film che aveva visto, li commentava e gli dava un voto. Su un altro stilava una classifica delle pornostar. Il primo vero critico in carne e ossa che io abbia incontrato. Non riuscì mai a capire tutta la mia insofferenza per il genere e solo in quei frangenti, quando io mi lamentavo e mettevo su una cassetta dei Dead Kennedys, si permetteva di prendermi in giro. Non smetteva mai di sognare il giorno che avrebbe potuto vedersi in tutta libertà quelle videocassette, di andare nei sexy shop, di conoscere una pornostar, di sedersi in un privé. Solo negli spogliatoi del campo sportivo poteva sfoggiare pubblicamente tutta la sua enciclopedica cultura pornografica incantando il resto della squadra. Durante la partita, lui, stopper, attuava la tecnica, vincente, di distrazione dell'avversario mettendosi a parlare da solo di pompini, Moana, Cicciolina. Alla fine delle medie ci siamo persi di vista per almeno dieci anni. Ci incrociavamo ma niente di più. Ma non dimenticavamo mai di sorriderci.  Se avessi voluto continuare i miei traffici avrei dovuto rifornirlo di qualcosa di più pesante. La tessitura è fallita a fine anni '90. I suoi genitori si sono trasferiti altrove insieme a Elena, sempre devota alla Madonna, per aprire una nuova attività. In paese sono rimasti Maria e Carlo. Maria si laureò alla Cattolica di Milano ma la sua vocazione entrò in crisi e decise di andare a lavorare in un villaggio turistico come animatrice. Da allora non ha mai smesso di far divertire i vacanzieri. Nei periodi di riposo torna in paese dove vive sempre nella villa di famiglia. L'ha ristrutturata, ha sistemato il giardino e sul retro, che si affaccia sulle montagne, ha fatto costruire una piscina. Lei abita al piano terra. Al primo piano sta invece Carlo. Se mi capita di ritornare in paese verso l'ora dell'aperitivo serale lo trovo sempre fuori dal solito bar con l'aperitivo in mano, la faccia abbronzata e la bocca piena di tartine e patatine. Si tiene in forma a colpi di cocaina, Campari, palestre, lavoro e sciate. Nella vita non ho mai capito bene cosa faccia ma cambia spesso sia modello di macchina di lusso che quello di fidanzate che vengono dai Caraibi o dall'Estremo Oriente. Relazioni che durano pochi mesi. E via un'altra. La passione per il porno gli è rimasta. Adesso le sue star sono Michelle Ferrari e Sofia Gucci e quando le nomina gli si illuminano gli occhi. Mi capita di incontrare anche sua sorella. Quando mi vede lei sorride di fronte al mio imbarazzo ma lei per me è rimasta quella stronza che mi dava gli schiaffi in testa quando facevo casino durante la messa anche se adesso si trucca, si è rifatta il seno e porta sempre i tacchi alti. Mentre mi parla Carlo mi tiene sempre una mano sul braccio e io lo lascio parlare a raffica, perché mi fanno stare bene le sue cazzate, le sue avventure vere o immaginarie. Rimarrei lì per ore, un giro dietro l'altro col Campari col bianco, a sentirlo raccontare le sue storie, come di quella volta che a 12 anni scrisse un tema dedicato a Cicciolina, la donna della sua vita, e di come suo padre gli distrusse letteralmente la bicicletta quando venne a saperlo. Restiamo lì, io, lui, sua sorella a guardare le macchine che passano dalla strada principale e che rallentano quando riconoscono. Vedo braccia, mani, visi di persone seppellite in un tempo lontano vent'anni spuntare dal finestrino. Qualcuno si ferma. Si siede insieme a noi. Persone semplici. Gente che lavora. Che cerca di arrivare alla fine del mese. Gente che impazzisce. Che sta male. Gente che cerca la fortuna alle macchinette. Che fa gli straordinari. Gente che cresce figli. Che non supera quasi mai i confini del circondario. Gente come me.





L'articolo di Giuseppe Genna su Milano pubblicato su Internazionale:

"Quella cosa informe che ci ostiniamo a chiamare Milano"






"But woman, is it easy to forget
And woman, is it easy to forget
Woman you're a whore"

domenica 23 novembre 2014

Giulio Meotti, "I principi d'Israele" + A.J. Edwards, "The Better Angels" + Sergej Esenin, "Confessione di un teppista"



E vaffanculo agli antiabortisti!










Ieri sul cartaceo de Il Foglio c'era un articolo di Giulio Meotti intitolato: "I principi d'Israele. I quattro rabbini uccisi avevano lasciato le delizie dell'occidente. Per servire il Signore con il sorriso e un'agilità da prestigiatori". A prescindere da cosa si pensi d'Israele, del conflitto israelo-palestinese, di Meotti (che a me sta simpatico) questo articolo è davvero molto molto bello. Non c'è ancora la possibilità di trovare l'articolo integrale e lo integrerò a questo post non appena ne avrò la possibilità.

Aggiornamento, lo trovate integrale a questo link:

E comunque l'articolo comincia così:

"Ogni loro gesto, ogni loro parola rivelava un'antica civiltà e tradizioni filtrate attraverso i secoli. Martedì mattina i loro corpi sono stati trasformati in fontane di sangue dal delirio islamista omicida che grida "Allah Akbar". Ma a vederli in vita, mentre dondolavano le loro ombre, quei quattro rabbini trasmettevano l'immagine plastica delle scene del Vecchio Testamento. Volevano essere dei "talmud khalham", come quei pii studiosi che fondarono una teocrazia democratica e si ribellarono alla più temibile monarchia autocratica del tempo, l'Egitto. I quattro rabbini israeliani uccisi a colpi di machete nella sinagoga di Har Nof, a Gerusalemme, vivevano con un senso acutissimo della tragedia greca ebraica. La distruzione del Tempio, il pogrom di massa di di Chmielnicki e la Shoa erano fisicamente presenti nelle loro vite. Per questo ai loro funerali non si è parlato di politica e non si sono sentite grida di vendetta, ma i familiari delle vittime hanno ripetuto che "nessuno conosce i piani di Dio". Dicevano "mesirut nefesh", in ebraico autosacrificio. "Il Signore sceglie i suoi figli, dobbiamo rispettare il suo volere."




"The Better Angels" è un film di A.J. Edwards che spero di riuscire a vedere perché mi interessa davvero tanto. Su Indie-Eye Maurizio Morganti lo ha recensito qui.






sabato 22 novembre 2014

Dieci minuti della mia vita - Everything Means Nothing To Me




Una volta un dottore mi chiese, visto che non mi andava di parlare, di scrivere su un foglio bianco tutto ciò che non mi piaceva, che odiavo, che mi stava sullo stomaco in quel momento. Aspettai venti minuti e poi scrissi quello che mi passava per la testa. Ricordo di aver cominciato a scrivere ma niente di ciò che scrissi.

Alcune settimane fa un amico psicologo che nella vita da dodici anni fa l'operaio mi ha beccato a notte fonda con l'impostazione gmail aperta sulla chat e mi ha chiesto la stessa cosa. I perché sono solo nostri. Mi ha detto: "Ti dò dieci minuti. E mi mandi la risposta. Poi ti spedisco una damigiana di vino bianco". 

Dalla mia testa è uscito questo, giurin giurello:

...la famiglia, Renzi, il lavoro, Salvini e la Lega tutta, la sinistra, la destra, il centro, Radio Popolare, l'Arci tutto, Rifondazione, fare la spesa, preparare da mangiare per estranei, la polizia, le feste comandate anche se mia madre a Natale diventava più buona, Grillo, il papa, Striscia la notizia, me stesso, tutto quello che ho scritto e sto scrivendo, la mia vita, i miei pensieri, i miei libri, le mie stronzate, Marco Travaglio, Il Fatto Quotidiano, Repubblica, Corriere, Libero, Il Giornale, La Provincia di Lecco, Il Giornale di Lecco, Il Corriere di Lecco, i giornali svizzeri, la magistratura, i sindacati, le frontiere, i telegiornali, le sagre di paese, i negozi bio, le feste dell'Unità, i musei, le mostre, la carne, le tv private, le tv regionali, le tv di stato, chi mangia la carne, Subsonica, Manuel Agnelli, Pier Paolo Capovilla, i teatri occupati, Il Teatro degli Orrori, Sabina Guzzanti, Zoro, Santoro, gli stalinisti, quelli che parlano male delle scuole private senza saperne un cazzo, i talk show televisivi, il calcio, gli spogliatoi, l'Università, la scuola tutta, le palestre, i vegetariani, i vegani, gli asceti, i buddhisti, i crudisti, le presentazioni, le riviste letterarie, i festival letterari, gli scrittori, le religioni, i fotografi, i critici cinematografici che incrocio due volte la settimana, gli outlet, le case editrici, i recensori, chi odia la Germania, chi parla di stato, patria, nazione, quelli che vanno a scopare in quei posti dove si possono scopare le minorenni, quelli che parlano male delle prostitute, le carte fidelity, il circo e poi il tempo è finito perché ci sono state delle interruzioni...


E un abbraccio simbolico a una ragazzina incrociata per caso oggi su un treno che stava così così.
Andrà meglio nei prossimi giorni.
Lo spero tanto.





venerdì 21 novembre 2014

Peter Orner, "Esther stories" (Minimum Fax)

"Le facce di chi porta la bara sono sempre le stesse. coraggiose senza voler essere fiere, però allo stesso tempo non certo avvilite. E' un equilibrio delicato e quando la solleviamo non sono i muscoli, ma il nostro dolore che la alza, è il nostro dolore che si sforza. Mio padre solleva sua sorella. Ci sono altre cinque paia di braccia a sollevarla, ma per lo più è lui e non immagina neppure i suoi ultimi momenti o altri momenti che lei ha vissuto prima di quelli. Lui si concentra tutto sull'atto di sollevare, neanche dire addio, solo sollevare, niente rimpianti, sollevare e basta. Ha un compito da svolgere e lui è come tutti gli altri. Le sue mani non sono diverse da quelle degli altri." (pag. 207, dal racconto "Le storie di Esther")


"Esther stories" dello scrittore statunitense Peter Orner (Minimum Fax, traduzione di Riccardo Duranti) è una delle raccolte di racconti che mi hanno maggiormente segnato negli ultimi anni. 34 storie, alcune brevissime, spesso collegate fra loro. Storie di donne, fallimenti, depressioni, funerali, dolore, famiglie, parentele, fughe, malattie, provincia, Chicago, case, periferia, fratelli, sorelle, figli. Folgoranti nei loro particolari. Nicola Manuppelli ne ha scritto qui.



Il circo si è come rivelato come al solito uno spettacolo deludente e noiosissimo che mi ha messo voglia di sbronzarmi per dimenticare di esserci andato e ricordarmelo ancora peggio a causa dei postumi della bevuta.

E mentre tornavamo a casa a piedi ho avuto un flash su questa canzone:




giovedì 20 novembre 2014

Ursula Meier, "Sister" + Conan, Il ragazzo del futuro + Mia sorella


Al mercoledì sera, in prima serata, su RSI La2 c'è "Cine Tell" che dà spazio a film e documentari svizzeri. Ieri sera ho rivisto "Sister" della regista Ursula Meier e l'ho trovato forse ancora più bello della prima volta (i difetti, come alcune inquadrature troppo d'atmosfera e l'assenza dell'onnipresente polizia svizzera, si sono un po' stemperati). Ambientato nel Canton Vallese racconta del dodicenne Simon (Kacey Mottet Klein) e della sorella Louise ( Léa Seydoux) che vivono tirando a campare nelle case popolari ai piedi delle montagne. Lui sale sulle piste da sci a rubare attrezzature sportive da rivendere, lei si barcamena fra alcool, prostituzione, lavori persi, fidanzati saltuari. E' Simon a gestire la difficile quotidianità, a recuperare i soldi necessari per cibo, sigarette, affitto, vestiti. E' lui che tiene a galla Louise. Giornate dure fatte di ombre, pestaggi, elemosina, sotterfugi dietro cui si nasconde quel segreto che esplode di dolore e rancore rivelando che Louise è la madre di Simon. "Sister" offre uno sguardo obliquo su quel presunto paradiso in terra che è la Svizzera (le montagne innevate, le piste da sci, gli chalet extralusso  dove trascorrono le vacanze ricchi come Gillian Anderson/Kristin Jansen non sono mai illuminati da una luce invitante e le contraddizioni, che ho imparato a conoscere sulla mia pelle, sono sbattute direttamente sullo schermo) ma soprattutto è una grande storia d'amore fra una madre e un figlio che cercano a loro modo di trovare un equilibrio, un'improbabile via d'uscita da una situazione devastante. Due esseri umani fragili e soli che non possono e non vogliono perdersi. Che si fanno del male (alcune scene sono un pugno nello stomaco), che forse continueranno a farselo, ma la certezza è che Simon e Louise continueranno per sempre a darsi la mano, non si dimenticheranno mai e si cercheranno per sempre, abbracciandosi e asciugandosi le lacrime quando non si può far altro che piangere.




"Conan, Il ragazzo del futuro" di Alexander Key (Kappa Edizioni, traduzione di Monica Carpino) in originale "The Incredible Tide", uscito nel 1970) è il romanzo da cui Hayao Miyazaki trasse poi  l'omonima serie animata uscita nel 1978. Con la serie animata il romanzo ha come punti di contatto soprattutto lo sfondo: la catastrofe causata da bombe elettromagnetiche; l'acqua che ha sommerso quasi ogni cosa; Industria, la città delle macchine e della guerra; e poi Conan e Lanna seppure i due personaggi hanno caratteristiche diverse dalla serie. Un romanzo indirizzato principalmente ai giovani e tutto sommato deludente che mescola riferimenti a Golding, Huxley e Orwell ma senza lo stesso fascino. Lo stile (tradotto) è legnoso, le scene d'avventura schematiche e i personaggi sono tutto fuorché indimenticabili. Detto questo sono solo contento che Miyazaki ne sia invece rimasto colpito tanto da tirarne fuori un vero e proprio capolavoro che mescola sentimenti, invenzioni narrative, divertimento, avventura, riflessione politica, pacifismo. Ancora adesso se lo riguardo non smetto mai di divertirmi. Se penso a Conan io con la mente corro a mia sorella egittologa che ha sempre avuto un debole per lui, conosceva tutta la sigla a memoria e penso anche a tutti gli altri ragazzini del cortile che si credevano in lotta contro Industria. Stessa passione, ma in chiave meno ribelle, per Mazinga, Goldrake, Daitarn3, Candy Candy e Lady Oscar. 

E' che Conan sembra proprio mia sorella. Per lo sguardo, le gambe e i piedi.


mercoledì 19 novembre 2014

Last Days Of Tecumseh


"In the last days of Tecumseh, there in the end
There were rumors of invasions, even talks of spacemen
But he couldn't believe all that he knew would fade
In the ground below the airplanes, Tecumseh were laid"




Una loro maglietta che seppur lavata e dimenticata chissà dove vive ancora di odori, sapori, fumo, alcool, cuscini, notte, figa, caffè, sperma, lacrime, sputi, caffè, pasta, droga, notte, smog, benzina, pomodoro, sorrisi, medicine.

I Quit Girls


"I Quit Girls" è una canzone dei Japandroids e anche il nuovo libro di Alessandro Baronciani che verrà presentato a Bologna giovedì e qui ci sono maggiori informazioni. Presentazioni & co. non mi piacciono per niente, lo sapete, ma per Alessandro ho una specie di venerazione tutta anni '90.




E c'è Grace, una delle persone più belle in tutti i sensi che io abbia mai incontrato nell'ultimo decennio. Ha un talento mostruoso ma l'ho già detto tante volte che il giorno che mi beccherà mi farà la ramanzina. Mi sono emozionato leggendo una sua nuova poesia "Sopra i deserti della sera".



martedì 18 novembre 2014

dEUS - Pan American - 1979

Oggi mi sento così.
Ottavo giorno di lavoro consecutivo.
Chasselas come compagnia.





L'anno prossimo saranno 36 anni.
Sarei dovuto morire prima se le cose fossero andate come avrei voluto e come sarebbero dovute andare.
Questo ritardo è attribuibile a casualità e viltà personale.
La vigliaccheria è una delle mie caratteristiche principali.


lunedì 17 novembre 2014

Il circo - Amanda Davis - una ex e saltuaria compagna di classe gitana + Pater + Stab Variation + Girls of Summer


Il circo mi ha sempre annoiato. E ne ho visti tanti sin dalla tenera età (mio nonno ne era quasi ossessionato e rompeva sempre le scatole con il film di Chaplin, "Il circo" o quello di De Mille "Il più grande spettacolo del mondo") Di ogni genere. Con o senza animali. Di fama o microscopici. Ma l'unico clown che ho voglia di ricordare è quello di "It". Soffrendo di vertigini non ho mai seguito con piacere le evoluzioni dei trapezisti. Gli animali che si esibiscono mi spaccano il cuore. E tutto il resto mi fa addormentare. Per non parlare del malessere che mi provocano i tendoni  e il contatto fisico con gli spettatori.

Nei prossimi giorni, dopo tanto tempo, assisteremo a uno spettacolo dicirco.
Accompagneremo una persona che ha bisogno di cambiare aria.
Mi siederò nelle primissime file augurandomi che la compagnia possa trascorrere una serata piacevole. 

Ogni anno, quando ero alle elementari e alle superiori, più o meno verso novembre arrivava in paese un circo e poi anche delle carovane. Mai capito bene questo intreccio. E per qualche settimana una ragazzina della mia età frequentava la scuola. Finì sempre in classe con me. Gitana ma soprattutto un incredibile intreccio di storie, sangue, terre, sogni, racconti. Si sedette spesso vicino nel banco accanto al mio. Mi stava simpatica e piaceva anche ai miei genitori. Molto meno al resto dei  miei compagni che la prendevano di mira in ogni modo. Ma lei non rispondeva mai. Parlava tanto, io meno, timido come sono sempre stato ma mi piaceva un casino averla affianco. Il tempo cancella molti episodi del passato ma ricordo perfettamente i suoi occhi vivi e le sue mani lunghissime e rovinate. Ricordo le sue storie e come rideva e mi ascoltava quando cercavo di raccontarle le mie. A un certo punto il circo non arrivò più e nemmeno le carovane. Dove piantavano il tendone hanno costruito capannoni su capannoni. Sei anni fa la rividi su un vagone della metropolitana milanese. Io seduto da una parte, lei in piedi dall'altra. Mi aspettavano una valanga di fermate prima di scendere. Era la classica rom che fa incazzare tutti gli stronzi di questo mondo. Io guardavo quel viso, lei guardava me. Poi lei mi venne vicino e mi gridò "Andrea" e mi abbracciò. E io abbracciai lei. Altre due donne che stavano con lei vennero a salutarmi. Non ci dicemmo quasi nulla ma lei tenne la mia mano stretta nella sua per tutto il resto delle fermate.
Arrivati al capolinea non ricordo per quanto tempo rimanemmo abbracciati, stretti, strettissimi.
Ce ne andammo ciascuno per la propria strada senza nemmeno salutarci.
Non ci siamo più rivisti.


Amanda Davis è stata una scrittrice statunitense, di straordinario e non ancora totalmente espresso talento, morta nel 2003 a 32 anni in  un incidente aereo coi suoi genitori. Ha scritto un romanzo ambientato in un circo che mi aveva profondamente scosso e che si intitola "Mi chiedo quando ti mancherò" (Terre di Mezzo) ma non sono nemmeno da dimenticare i racconti di "Faith".

Se non mi è mai piaciuto il circo mi ha però sempre entusiasmato l'idea di girare e girare e poi tornare e tornare.

E quando vedo un tendone di un circo io non posso che pensare alla mia amica lontana e ad Amanda Davis.






sabato 15 novembre 2014

The Indelicates - Jerusalem



Con la testa stanca. 
La pioggia che cade. 
Questo pezzo a tutto volume riempie a tratti il vuoto. 
E di ferite nello stomaco fa rimbombare il dolore.

venerdì 14 novembre 2014

Wozniak, "Five Star" + Pedro Lenz


"Five Star" è un singolo dei Wozniak. Li ho conosciuti tramite Novanta il cui disco, "Best-Selling Dreams", sta ricevendo ovunque ottime recensioni e se non lo avete ancora ascoltato, cercate di farlo perché è davvero qualcosa di memorabile. Una delle ultime recensioni è uscita su Indie-Eye a firma Alessio Bosco che potete leggere qui.

.......


Stavo sistemando i libri e ho ritrovato "In porta c'ero io!" dello scrittore svizzero Pedro Lenz (Gabriele Capelli Editore), uno dei romanzi più sorprendenti e riletti di questi ultimi anni. L'ho recensito tempo fa su Lankelot. Cercatelo se vi va.

giovedì 13 novembre 2014

S - Full Performance (Live on KEXP) + una postilla sulla rottura di cazzo che sono gli eventi letterari


Non so cosa farei senza di lei, la sua voce, i suoi dischi e ancor prima i Carissa's Wierd. Ciò che sto scrivendo è anche merito suo e merito loro. 



--------------

Comincia a Milano la BookCity e abbiamo anche il Festival a Mantova, il Salone del Libro, Pisa, Roma, Pordenone, Como, Roma, Lecco, Francoforte, Lugano e discariche varie come lo spot Expo con la voce di Albanese. Lo so, lo so e quanti lo so si possono sprecare ma piuttosto che frequentare questi luoghi preferisco sedermi su una panchina con due birre e un panino al formaggio in tasca e guardare il fiume ingrossarsi e il lago salire e invadere i marciapiedi e le strade e poi magari, a ritmo rallentato, un passo dietro l'altro, ritornare a casa, stanco, con la schiena a pezzi, la testa piena di ricordi e tanta voglia di gridare.





"What might have been lost
Don't bother me"