martedì 22 agosto 2017

Squalo della Groenlandia


Dopo la fine del Liceo la mia professoressa di biologia mi chiese, nell'atrio del collegio, le ragioni della mia mancanza di applicazione in Chimica e Biologia, della mia poca voglia di studiare e memorizzare, dei miei voti scadenti e mi ricordo che le risposi (in maniera presuntuosa e fuori luogo perché ero solo uno sfaccendato) che di tassonomico avevo già quel capolavoro che è "Moby Dick".

Da oggi ho anche "Il libro del mare. O come andare a pesca di uno squalo gigante con un piccolo gommone in un vasto mare" di Morten A. Stroksnes (Iperborea, traduzione di Francesco Felici) da poter usare come risposta.

Tra l'altro ho avuto per anni un rapporto conflittuale con quella professoressa...poi solo quando smisi di studiare mi resi conto che in realtà era forse la professoressa piu' affezionata a me.

Lascio due estratti da questo bellissimo libro pieno di spunti, riflessioni e avventura:

"Quasi tutti sanno che il ceppo di merluzzi più ricco del mondo si riproduce al largo delle Lofoten e delle Vesteralen. Ma queste stesse aree marine sono estremamente importanti anche per l'ippoglosso, che si riproduce in inverno, e l'aringa, che lo fa a primavera. Inoltre non mancano ricche popolazioni di scorfani di fondale, merluzzi neri, eglefini, pesci diavolo, rane pescatrici. Tradizionalmente ci sono anche milioni di uccelli marini, come in altre zone costiere della Norvegia. D'altra parte, molte popolazioni sono calate in modo allarmante. Le ragioni sono complesse, ma uno dei fattori è probabilmente che parecchie specie di pesci da cui gli uccelli dipendono, come ammoditi, mallotti, potassoli e merluzzetti norvegesi, sono sottoposti a una pesca smodata. Tra l'altro non per uso commestibile per gli uomini, ma per i salmoni di allevamento.

Può stupire sapere che al merluzzo e alle compagnie petrolifere piace la stessa cosa: il plancton. Mentre il merluzzo se lo mangia fresco in mare, le compagnie petrolifere lo preferiscono invecchiato duecento milioni di anni e trasformato in una sostanza vischiosa e nera. La nuova Norvegia dipende da questo come un tempo dipendeva da merluzzo, olio di fegato di merluzzo e olio di aringa. In passato i pescatori gettavano petrolio in mare per rompere le onde, quando tentavano di salvare l'equipaggio di una nave che stava affondando e trasferirlo su un'altra. Ora i grandi pescherecci industriali ci buttano il pesce per imbrogliare sulle quote, mentre il petrolio minaccia gli habitat di riproduzione più ricchi del mondo. Se si verifica un blowout, una fuoriuscita incontrollata di greggio, il Muro delle Lofoten rischia di diventare una sorta di barriera di contenimento petrolifero lungo centinaia di chilometri, che intrappolerà il greggio lungo le sue spiagge sterminando tutto, dagli uccelli marini al plancton. Bastano infime quantità di petrolio per distruggere gli avannotti.
Se la Tanzania si fosse messa a trivellare nella pianura del Serengeti in cerca di petrolio, la comunità mondiale, probabilmente con la Norvegia in testa, si sarebbe indignata. L'avremmo considerata una barbarie, e magari gli avremmo anche sganciato un miliardo di corone perché lasciassero perdere. La Norvegia distribuisce già miliardi per salvare la foresta pluviale in Brasile, Ecuador, Indonesia, Congo e altri luoghi tropicali. Eppure noi abbiamo un posto altrettanto eccezionale, un Serengeti subacqueo. Ed è in questo posto di fecondità senza pari, rinomato al mondo per la sua bellezza, che la Norvegia, benché già tra i paesi più ricchi del mondo, vuole mettersi a trivellare.
I minatori sotterraneri di Melville continuano a lavorare." (pp. 187-188)

"Tre ore dopo la foschia è svanita. Una bassa coltre grigia di nembostrati emana un chiarore di un  giallo malato. Il sole vi penetrerà presto attraverso, quindi ci prepariamo e usciamo sfrecciando su un mare tranquillo, oltre il faro di Skrova e l'isolotto di Flæsa. come esca questa volta abbiamo la leccornia giusta. Era dal bue delle Highlands che non eravamo a questi livelli. Il catino di fegato di skrei dell'inverno scorso ha riposato bene. Dentro si formati parecchi litri d'olio puro. Hugo lo userà per la vernice. Sul fondo invece è rimasta una scintillante e puzzolente poltiglia marrone, i cosiddetti cascami. Sono praticamente grasso puro, ed era questo il materiale che usavano un tempo i pescatori di squali, incluso il nonno di Hugo. L'odore è intenso, ma più variegato di quello del bue, che puzzava solo di morte. Con i cascami riempiamo un bidone da vernice. Sarà la nostra sirena olfattiva, laggiù sott'acqua.
Dopo  aver triangolato la nostra posizione a partire da punti di riferimento fissi a terra - abbiamo anche il GPS, ma ha così tante funzioni che nessuno dei due se la sente di usarlo - butto in mare il bidone. Abbiamo fatto parecchi buchi sul coperchio, che è tra l'altro fissato solo con uno spago, in modo che il contenuto fluisca bene all'esterno, una volta sul fondo. Dove lo squalo della Groenlandia è in attesa.
È possibile immedesimarsi nel suo mondo?
Acqua e buio lo circondano, senza che lui si accorga di nessuno dei due, visto che non conosce altro. Come noi del resto non registriamo l'aria che circonda il nostro corpo, limitandoci a darla per scontata. Gli abissi bui e freddi sono il suo mondo, e laggiù scivola libero, lento e silenziosa, come una macchina di carne, con sostanze tossiche nel grasso, nel sangue, nel fegato, e occhi praticamente ciechi e senza vita da cui penzolano parassiti, lunghe larve che gli trafiggono il bulbo oculare. L'unico suo desiderio è conservare e proseguire la propria esistenza, difficilmente sente qualcosa che possa somigliare a gioia o paura, e a malapena il dolore. Certo, ogni volta che divora una foca, o infila il muso nella carcassa putrescente di una balena, dovrà pur provare una sorta di meccanica soddisfazione per essersi assicurato più o meno un altro mese di esistenza. Questo è il suo ruolo nel mondo, la sua missione di vita: tirare avanti fino al prossimo pasto. Gli unici esseri viventi con cui viene a contatto sono quelli che mangia, a parte quando le uova vengono fecondate, senza gioia né tenerezza. I piccoli sviluppano prestissimo grandi denti e cominciano la vita di predatori cannibali già nell'utero, dove il più forte divora fratelli e sorelle, e viene al mondo solo.
Quando i piccoli squali della Groenlandia nascono, possono distinguere una pallida sfumatura di grigio a molte centinaia di metri sopra di loro. La notano appena. Poi cominciano a a cercarsi qualcosa da mangiare, nel silenzio nero di quel freddo desolato. Non ha senso chiedersi perché un animale del genere debbia esistere. Ogni vita é programmata per voler vivere. Nessun animale si suicida, per quanto sconfortante possa essere la sua esistenza da oltretomba.
Ecco, questo è più o meno il goffo tentativo di immedesimazione che può fare un essere umano. Sembra un mondo tetro e senza speranza. E magari invece lo squalo della Groenlandia sente tutt'altra musica scrosciargli nelle vene. È senza peso, non ha nemici, e fluttua attraverso un universo a cui si è perfettamente adatto in tutte quelle decine di milioni di anni.
No, non è possibile immedesimarsi nel suo mondo. (pp. 235-237)


lunedì 21 agosto 2017

"L'estate che sciolse ogni cosa", Orwell, Il Foglio, DIIV


Molto interessato a questo romanzo. Però accidenti leggo 26 euro come prezzo di copertina. Qui in Svizzera chissà quanti franchi saranno. Prima di acquistarlo lo cerco in qualche biblioteca.

....



Questo invece l'ho ritrovato nei giorni scorsi....e pensavo di averlo perso su un aereo...anche a me è accaduto di ubriacarmi su un aereo e all'atterraggio non sapere nemmeno dove mi trovassi e farmi indirizzare verso un pullman che mi avrebbe portato nel centro di Barcellona. È stato il mio primo viaggio in aereo. Un regalo di compleanno della mia famiglia. 4 giorni da solo a Barcellona. Ricordo che nell'appartamento condiviso c'era una coreana che puzzava tremendamente. 
Ovviamente feci il bagno in un mare sabbioso e chissà cos'altro.
Quando tornai a casa scontentai tutti perché non avevo niente di eclatante da raccontare.
Tipo viaggio turistico.
Mi godetti con lentezza la città.
Era un giugno, pochi giorni dopo il mio compleanno.

....



....




Spero stia meglio.

----

Quando si lavora con persone completamente diverse da te, appena sai di non vederle per due giorni sorridi e tiri un sospiro di sollievo.
Dio Santo che stanchezza e che senso di vuoto.

Coi maschi che lavorano con me se non parli di fica, calcio, erba, playstation, soldi, macchine non hai niente di cui discutere.
Con le donne, tranne rarissime eccezioni, è la stessa storia ma con quella venatura artistica/filosofica che mi disturba assai.

Un bagno nel lago e poi riposo in casa.


domenica 20 agosto 2017

Un'enorme stanchezza

Sono veramente stanco.
Fisicamente e di testa.
Dormo pochissimo e male
Per fortuna che ci sono la mia compagna e lo squalo della Groenlandia a farmi compagnia in queste sere piene di zanzare e nervi tesi e la pizza praticamente mi è diventata impossibile da digerire e anche solo la vista mi nausea:


Domani sarà un'altra giornata impegnativa.
Non vedo l'ora che arrivino la sera e i successivi due giorni liberi.
Forse, liberi.
L'estate sta finendo e ho bisogno di farmi gli ultimi bagni.
Non ho grandi esigenze in questa mia esistenza ma senza lago, mare, fiumi facilmente raggiungibili e dove poter anche solo immergermi fino alla vita, sedermi sulle rive, lanciare sassi nella corrente mi sento morire.


venerdì 18 agosto 2017

Cosa dire su Barcellona?

Come commentare i fatti di Barcellona e soprattutto perché farlo...

Mi limito solo a dire che fra ieri e oggi ho ascoltato/letto/parlato con persone che fanno una fatica tremenda ad aggiungere il termine "islamico" all'attentato.
Si parla di rivendicazioni dell'ISIS. Lo derubricano a una sigla. Con tanto di "sedicente" davanti a stato.

Gli stessi che poi non ci mettono molto a usare parole come "terrorismo di stato, mafioso, eversivo di sinistra, matrice anarchica, fascista, statunitense, israeliana....e bla bla bla bla". 

Poi arrivano tutte le discussioni sociologiche/psicologiche/giustificative sulla difficoltà di inserimento di questa gente, sui poveri diseredati che non ce la fanno a vivere secondo gli stili di vita dell'Occidente, sui bombardamenti, sulla bomba atomica, il colonialismo, sulle loro turbe mentali, sul sentimento di esclusione, sul razzismo strisciante. 

Alla fine andremo a parlare di Peppa Pig e di quanto io sia il responsabile di tutto perché da piccolo guardavo Daitarn3.

So benissimo che le discussioni sono stratificate, eccetera, pero' son stanco di sentir sempre parlare di follia, pazzia, problemi personali su tutto. È come se si eliminasse la responsabilità personale, il libero arbitrio. E questo tipo di giustificazioni poi è una ruota che puo' toccare a tutti.

(Certe volte mi viene quasi da pensare che tutti i miei problemi li potrei addossare a Stalin...)

Devono aver introiettato cosi' tanto bene il senso di colpa/peccato/autopunizione che non ne possono proprio fare a meno.

Io mi limito a rilanciare questa copertina, perché poi io resto fermo li'...e non vado in chiesa, non entro nelle sinagoghe...non mi prostro davanti a crocifissi, arche dell'alleanza...di papa francesco non me puo' fregare di meno (e tra l'altro, da quale chiesa vuota parla......)...dei protestanti poi meglio non parlarne che mi mettono addosso una tristezza che mi fanno salire la voglia di alcool a duecento chilometri di distanza...fossi proprio obbligato a diventare religioso istituirei Il Culto del Lago......:


giovedì 17 agosto 2017

Ricordando mentre si rilegge (Englander, McInerney)


Rileggendo lo splendido romanzo di Englander (è uno scrittore di razza perché non ti porta mai dove pensi, senza mai ricorrere ai sotterfugi) che vede due genitori alla disperata ricerca del figlio e del suo "ipotetico cadavere" durante la dittatura dei militari in Argentina ho ripensato ai racconti che mi faceva la mia nonna paterna sulla scomparsa di mio nonno dopo l'8 settembre 1943. Mio nonno era un autiere impegnato nei Balcani (Albania, Montenegro, Macedonia, Grecia) fin dal '39 e dopo l'8 settembre non si seppe piu' nulla di lui e fu dato per disperso. Poi un suo commilitone nei primi mesi del '44 disse di averlo visto visto a ottobre e allora mia nonna, che non era ancora sposata con lui, ritrovo' la speranza di ritrovare vivo il suo Cesarino. Poi un giorno ne torno' a casa un altro che per vie traverse le disse che di Cesarino non si sapeva piu' nulla. Mia nonna non perse mai la speranza e tutte le domeniche andava a Milano a cercare notizie fra i partigiani. Chiese anche aiuto ai suoi cugini fascisti. Ma niente. Poi vennero a dirle che avevano la certezza che fosse morto. 
Ma lei non ci credette mai. 
Poi un giorno, nel giugno del '45 busso' alla sua porta e le disse "Ciao Teresa". 
Ma non era piu' quel giovane ragioniere, aspirante avvocato, che aveva conosciuto. 
Che leggeva romanzi, che parlava uno splendido italiano. 
Era un uomo di 27 anni col volto triste e sciupato, gli occhi persi ma con ancora la stessa eleganza, gentilezza, educazione, delicatezza che l'avevano fatta innamorare. 
Mio nonno soffri' della sindrome post-traumatica almeno fino al 1948 quando nacque il suo secondo figlio, mio padre. Si alzava dal letto e ritornava sul campo di battaglia, mimava i suoni della mitragliatrice e del coltello che affondava nella carne. 
Talvolta, non si presentava nella hall del nostro albergo per il dolore che lo sopraffaceva. 
Un dolore e i ricordi che non l'hanno mai abbandonato. 
Quando passavano gli aerei, lui tendeva a ingobbirsi o a trovare un rifugio. 
Un giorno, un suo commilitone mi disse "Sai un giorno si ritrovo' l'intestino e metà corpo del suo miglior amico in grembo e comincio' a ridere come un pazzo". 

Ci furono parenti che non furono contenti del suo ritorno. 
Sognavano di prendere l'albergo.
Io ricordo solo che pochi mesi prima di morire mio nonno mi disse "Se fossi morto e fossi tornato un paio d'anni dopo e loro si fossero presi l'albergo forse noi avremmo avuto una vita piu' felice."

Di queste sue frasi io ho stampato in testa quel "noi avremmo".

..........


Quando lessi la prima volta questo romanzo mia madre era una donna in forma e con la quale avevo un rapporto difficile da di dipendenza, le altre volte che l'ho riletto, intero o solo alcune pagine, con lei avevo un rapporto di complicità, di lotta, di cattiverie, di silenzi, di addii.
Adesso mia madre è morta e rileggere questo romanzo che nella parte finale racconta proprio di una madre che muore mi fa sentire addosso tutto il peso degli anni trascorsi e di quelli senza di lei.
La sua assenza è ingombrante.
Sorrido per una sciocchezza ma mi dispiace e mi fa piangere non averla mai portata in Cornovaglia.
Dal 1997, anno in cui ci andai a 18 anni, non avevo mai smesso di parlargliene.
E mi diceva sempre "Quando parli della Cornovaglia sorridi come non fai mai..." e sorridevo.
"Facciamo un caffé Andrea?"
"Si' mamma".

Da quando è morta mia madre il caffè ha cambiato sapore.

Lo bevo quasi per dovere.


Un estratto dal romanzo:

"Quella sincerità era contagiosa. Avevi cominciato dal principio, da quando eri piccolo. Avevi cercato di raccontarle, come meglio potevi, chi eri, cosa si provava a essere te. Avevi descritto quella sensazione di essere fuori posto, di vedersi sempre dal di fuori, di guardarsi vivere nel mondo pur vivendo nel mondo, di non sapere se anche gli altri si sentissero cosi'. Le avevi detto di aver sempre pensato che gli altri si sentissero cosi'. Le avevi detto di aver sempre pensato che gli altri avessero le idee piu' chiare su quello che stavano facendo, che non si preoccupassero tanto del perché lo facevano. Avevi raccontato del tuo primo giorno di scuola. Ti eri messo a piangere aggrappato alla sua gamba. Ricordavi ancora la consistenza dei suoi pantaloni scozzesi, ti pizzicavano le guance. Lei ti aveva detto di salire sull'autobus - qui ti aveva interrotto per dirti che nemmeno lei era molto felice, quel giorno - ma tu ti eri nascosto tra gli alberi fino a quando l'autobus era partito, poi eri tornato a casa e le avevi detto di averlo perso. Allora la mamma ti aveva accompagnato in macchina, ed eri arrivato con un'ora di ritardo. Tutti ti avevano guardato entrare in classe col biglietto di giustificazione, e ti avevano ascoltato spiegare che avevi perso l'autobus. Alla fine, quando ti eri seduto al tuo posto, avevi capito che non saresti mai riuscito a diventare come gli altri."

martedì 15 agosto 2017

Pensierino di ferragosto + un qualcosa che sto preparando

Ogni paese ha la sua sagra, la sua processione, il suo tendone con le costine, la trippa, i pesciolini fritti, la pizza e tutte le varie super grasse specialità italiane, con i gruppi di cover, i cantanti locali, i comici in fase calante, il sindaco con la fascia tricolore.

E ormai ogni paese, città, metropoli hanno il loro cazzo di festival/premio letterario, giornalistico, artistico, politici, musicale, del porno, della cucina, del fumetto, del carcere, della fotografia.
Con poi i vari vincitori, i servizi sui giornali, siti, tv, radio e poi i braccialetti, gli stand, le polemiche (che da idiota rilancio pure io), le bancarelle pieni di ospiti/artisti/cuochi/letterati che non sono altro che piazzisti della loro merce.

Ce l'hanno pure Lecco e Como, tanto per dire, dei festival/fiere/premi del libro e se penso a Lecco mi viene solo da ridere...ma preferisco evitare...

E verranno sempre a dirmi che queste iniziative sono un volano per il turismo, che servono per la diffusione della cultura, per aiutare i letterati/universitari/laureati/aspiranti artisti che qualcosa per campare dovranno pur fare, per far rete fra le menti pensanti, per coordinarsi fra realtà biologiche, per condividere idee che possano migliorare il mondo, renderlo piu' vivibile, per far star bene la gggente.

A me queste robe fanno orrore e mi annoiano a morte e per fortuna hanno smesso di invitarmi ad andarci.

Cosi' come l'incomprensibile moda dello street food

Preferisco davvero i benzinai, gli autogrill, i ristoranti normali, le pizzerie e le trattorie normali, i baracchini aperti alle 2 di notte sulle circonvallazioni o in parcheggi deserti, una spiaggia anonima sul lago, i bar che quando ci entro non offrono l'happy hour, la mia cucina dove posso sedermi sopra a un bancone in legno costruito dalla mia compagna e leggere guardando fuori dalla finestra, con un bicchiere di vino bianco in mano.


....


Lei lo consiglia cosi', io fra un po' su questo libro ci scambiero' due chiacchiere.


lunedì 14 agosto 2017

Lacrime, Le catene della colpa, un regalo gradito, Venga a prendere il caffè da noi, Peter Kernel, Alice Glass



"Fiesta" di Hemingway è uno dei romanzi che mi hanno iniziato alla vita. E tutte le volte che lo riprendo in mano mi commuovo. È anche uno di quei romanzi che condivido con la mia compagna di vita. 



In questo romanzo c'è uno scambio molto famoso fra Bill e Mike che sta nell'epigrafe de "Le mille luci di New York" di McInerney che fa cosi':

"Come hai fatto ad andare in rovina?" chiese Bill.
"In due modi," rispose Mike, "gradatamente prima, e poi di colpo."

e poi l'incipit di questo romanzo di McInerney che è sempre micidiale quando lo rileggo:

"Tu non sei esattamente il tipo di persona che ci si aspetterebbe di vedere in un posto come questo a quest'ora del mattino. E invece eccoti qua, e non puoi certo dire che il terreno ti sia del tutto sconosciuto, anche se i particolari sono confusi. Sei in un nightclub e stai parlando con una ragazza rapata a zero."

.....


Visto che mi devo alzare presto e che prima non riesco a dormire ho rivisto con piacere questo bellissimo film noir. Onestamente di film del genere non se ne vedranno mai piu'.

......



.-...


Ci sono film che ho visto una sola volta nella mia vita e mi piacquero all'istante. "Venga a prendere il caffè da noi" di Alberto Lattuada, con uno straordinario e "volgarissimo" Ugo Tognazzi e tratto dal romanzo "La spartizione" del purtroppo dimenticato Piero Chiara fa parte di questo gruppo. 

Sul sito di Paolo Nori, che è un vero incantesimo, trovate questo pezzo

Ed è bello leggere di film di cui nessuno parla mai.

....


.

Possibile che gli esseri umani quando si travestono da turisti diventino molto spesso dei pezzi merda straccioni del cazzo ai quali bisognerebbe legargli un sasso al collo e buttarli nel lago, nel mare, nei fiumi, giu' da una vetta, dentro una piscina, una jacuzzi, un forno per la pizza?
Succede tutti i giorni.
Sono milioni.
Che rabbia devo tenere a bada.
Ma lasciamo stare.

....


Grande attesa per l'album.