sabato 24 febbraio 2018

Libri, cosa mi piace, antipatia a pelle, Brigid Mae Power



"Le persone pagano un prezzo per quello che fanno, e ancora di piu' per quello che hanno concesso a se stesse di diventare. E il prezzo, molto semplicemente, è la vita che conducono."


E nei prossimi giorni leggero' anche "Borne" di Jeff VanderMeer (Einaudi, traduzione di Vincenzo Latronico) anche se tutti questi libri vorrei portarmeli via e andare da un'altra parte con la mia compagna.

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Sono una persona depressa, con molti problemi, molte colpe, pochissimi soldi ma ci sono alcune cose della mia vita attuale che mi piacciono. 
Mi piace vivere isolato, vedendo pochissime ma davvero pochissime persone. 
Non mi interessa andare per bar, locali, mostre, concerti, ristoranti, feste, presentazioni, happening, aperitivi, cortei, assemblee. Non mi mancano. 
Mi piacciono i piccoli e modesti supermercati svizzeri con le solite cose, al solito posto, con le solite cassiere, i soliti tre scaffali. Mi piacciono gli autobus puliti con le mie solite fermate. Mi piace alzarmi presto la mattina, verso le 4 e 40, tutti i giorni, anche quando non lavoro. Mi piace andare e tornare dal lavoro a piedi. Mi piace avere dei libri che mi aspettano a pile sulla scrivania. Mi piace aspettare la mia compagna. O trovarla in casa circondata da libri o piegata sulla macchina da cucire o che sta litigando con qualcuno.
E mi piace tantissimo uscire dal lavoro e, quando riesco, camminare sul lungofiume e sedermi su una delle panchine guardando i gabbiani, le anatre, le persone che passano spingendo passeggini, Evelyne correre avanti e indietro. 
Mi piace stare li' seduto a mangiare un panino, magari scambiando due chiacchiere con qualche anziano, ascoltare musica e riposare, leggere il giornale.
E magari sorridere sconsolato ai due che nei giorni scorsi correvano e vedendo (come hanno fatto?) cosa stavo leggendo mi hanno dato dello sporco fascista.

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Succede l'antipatia a pelle.
Succede anche che l'antipatia possa trasformarsi in amicizia e magari anche amore.
Mi è capitato raramente ma è successo.

Per esempio, ultimamente, mi hanno rotto tanto i coglioni con l'hype del momento, Potere al Popolo, che sono andato ad ascoltare questa Viola Carofalo e vi giuro è stata antipatia immediata...proprio insopportabile...per piacere non me ne parlate piu'. Con questa non c'è alcuna possibilità di passare alla simpatia.

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giovedì 22 febbraio 2018

Incubi

Una volta un dottore mi chiese "Cosa sogna?"
"Non lo so che sogni faccio ma so che tutte le notti ho gli incubi"
"Da quanto li ha?"
"Da sempre"
"In che senso?"
"Nel senso che mi accompagnano da sempre. Sin dalle elementari. Dell'asilo non ricordo sogni o incubi ma tanto dolore e ricordo altre cose come un castello che non son mai riuscito a costruire. E tutte le sere che vado a dormire poi ho gli incubi. Tutti i sacrosanti giorni."
"Ne è sicuro?"
"Ho rovinato le notti a molte persone. Ci sono volte che mi sveglio cosi' madido di sudore che poi devo cambiarmi di vestiti tanto puzzo e non riesco proprio a stare con me stesso"
"E che tipo di incubi sono?"
"Di ogni genere"
"Me li racconti"

mercoledì 21 febbraio 2018

Simone Buttazzi, Berlinale, Spontaneous

Il mio orsetto prussiano preferito Simone Buttazzi, che vale mille e mille Ted, Bubu o Yoghi, sta leccando un sacco di miele nelle foreste della Berlinale.
(Tra l'altro durante l'ultimo carnevale ho conosciuto un ragazzo che mi ha parlato di un misterioso costume da orso realizzato nei sotterranei della città vecchia di Praga...qualcosa di simile al Golem...un costume interamente realizzato con la pelliccia dell'originale Buttazzi...sulle tracce di questo costume miracoloso loschi figuri, collezionisti, spie, ex agenti della Stasi, milionari cinesi e principi sauditi e molti altri....)
Peccato che gran parte, se non tutto, di questo miele non colerà nel cinema dove lavoro. 

Ecco alcune sue recensioni:





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-E sempre grazie a Simone questa bella scoperta: "SPONTANEOUS" di Aaron Starmer (Dana, traduzione di Simone Buttazzi)-

martedì 20 febbraio 2018

Quaranta frustate meno una, lavoro precario, Anenon, Nicolás Gómez Dávila, Edina Szvoren



Sarà perché a me le storie carcerarie e d'evasione mi son sempre piaciute ma "Quaranta frustate meno una" di Elmore Leonard (Einaudi, traduzione di Stefano Massaron) mi ha trascinato e liberato da molte ansie lavorative che anche oggi mi hanno preso. Ambientato nel 1909 nella prigione di Yuma 



mescola ambientazioni carcerarie a quelle di un West ormai tramontato ma che resta, marginalmente, ancora in piedi raccontando una storia fatta di riscatto, evasioni, razzismo. Sempre all'insegna di quel mix spettacolare di dialoghi, umorismo, violenza, ritmo che caratterizzano i romanzi di Elmore Leonard. Non è di certo uno dei suoi migliori romanzi (trama lineare, finale diciamo scontato) ma ho apprezzato particolarmente la ribellione dei due protagonisti principali, un nero e un Apache, non solo al mondo carcerario ma anche allo spirito rieducativo/missionario/progressista/razzista/bonario incarnato dal sostituto direttore.

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Lavorare su chiamata/precario/flessibile come succede a me significa che anche nel mio giorno libero posso essere chiamato. Quando, non si sa. Esattamente come oggi che ero libero ma sono andato lo stesso al lavoro anche se per pochissimo tempo. Tutto cio' ha significato non potermi organizzare la giornata, non poter andare sul lago come avrei voluto fare. E trascinarsi dietro questa tensione per qualche altra ora.

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Questo è uno dei libri piu' folgoranti finito fra le mie mani negli ultimi anni. Ne hanno scritto qui su Il Foglio.

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domenica 18 febbraio 2018

U.S. Girls, Terry Blue, L'età acerba, il ritardo, l'articolo piu' bello della Costituzione, pubblicità a collega, Canto delle pianure, I Kill Giants


Che bello essere sorpresi da un disco totalmente inaspettato come quello di U.S. Girl. Il video di Mad As Hell.

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Una bella scoperta ticinese.

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Al lavoro abbiamo orari diversi, quasi mai ci vediamo ma quando la incontro è sempre un piacere parlarle perché è una ragazza in gamba. Spero per Alessia Passoni che prima o poi riesca a lasciare il cinema e vivere di quello che le va di fare.

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Non amo arrivare in ritardo. Fare le cose in ritardo. Anche se la colpa non è mia, se arrivo in ritardo mi sento male. È una questione di famiglia. Mia madre se arrivavo in ritardo a qualche appuntamento non mi parlava per un giorno. Stessa storia per mio padre che sul lavoro se era noto per la sua disponibilità su tutto, era anche celebre per la ferocia coi ritardatari. In Collegio i ritardi erano puniti severamente. E in tutti i posti di lavoro dove sono stato le regole son sempre state all'insegna della severità. Al Cinema se arriviamo in ritardo saltiamo il turno di lavoro. O perdiamo le ore di lavoro. È una delle pochissime cose del mondo che mi sento di sostenere. Feroce. Severo. Ma mi va bene cosi'. 

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-che film-

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-in questo libro ho trovato dei foglietti, appunti altrui, e ricordo ancora quando trovai un segnalibro con scritto "Sto bene quando nella mia bocca resta il sapore del tuo cazzo".



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Della Costituzione me sempre fregato assai poco ma per quanto mi riguarda l'articolo che mi è sempre piu' piaciuto è l'Articolo 67 "Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato" ed è per questo che non vado mai d'accordo con quelli che lo vorrebbero abolire per rispondere a un padrone che sta su internet o altrove. Credo che sia quel "rappresenta la Nazione" ad avermi sempre colpito. 

venerdì 16 febbraio 2018

La mia compagna, Evan Dando, Dominique Venner, Iperborea, Baltico,


Ieri sera la mia compagna, stanca dal lavoro, coi capelli unti, un bicchiere in mano che al telefono gridava a un ex datore di lavoro di svegliarsi a spedirle alcuni documenti necessari per la prossima dichiarazione e che era incredibile che non si fosse ancora degnata di pensarci mi ha ricordato tantissimo le sorelle Deal. Poi è venuta in camera e mi fa "Dici che l'è presa?" e siamo scoppiati a ridere.

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Fuori questo inverno sembra quasi chetarsi in un brivido di fasulla primavera e ascolto un disco Con vari pezzi di Evan Dando e i Lemonheads e mi consolo rileggendo alcune pagine de “Un samurai d'Occidente” di Dominique Venner (Settimo Sigillo) di cui torno a trascrivere due estratti tratti dall'Epilogo e di cui non prendo tutto alla lettera ma che mi serve come sprone e abbraccio caldo nelle viscere:

Lo spirito dell'Iliade
Questo Beviario è stato scritto da un Europeo per degli Europei; degli Iperborei, avrebbe detto Nietzsche. Altri, provenienti da altri popoli, altre culture, altre civiltà, potranno leggerlo, beninteso, ma solo per semplice curiosità intellettuale. Perchè per gli Europei, figli dei diversi popoli della grande patria boreale, questo libro è un po' quello del loro destino particolare nell'universo. È una riflessione sulle cause del declino e del letargo dell'animo europeo. Mostra i pericoli dell'hubris, e di altri difetti dannosi. Dedicandosi all'ermeneutica dei poemi di Omero e dei contributi dello stoicismo come scuola di vita, si rivolge alle nostre fonti più autentiche.

Una pagina della storia ha iniziato a voltarsi

Intendiamoci, un libro non ha il potere di invertire da solo il corso della storia e delle “rappresentazioni” insediate nelle menti in modo apparentemente definitivo. Un libro non ha mai il potere di cambiare il mondo, e sarebbe ridicolo sperare che lo avesse. È il mondo a cambiare, e ad aspettare a volte nuovi libri. Siamo entrati in tali cambiamenti. Nonostante le catasfrofi che hanno fatto dell'Europa un insieme ignavo, dimentico, informe e colpevolizzato, che cerca di scampare alla violenza dei Barbari attraverso implorazioni e vili lusinghe, la rivolta contro questa vergogna è iniziata sotto i nostri occhi, provenendo spesso da dove non ce la si aspettava, tracciando i presagi di una riconquista interna. Ridiventare padroni di sé e a casa propria, questa è la speranza. Quella di poter guardare i propri figli senza illividire di vergogna, e, venuto il momento, lasciare la vita sapendo assicurata un'eredità. Sotto i nostri occhi, una pagina della storia ha iniziato a voltarsi. Siamo entrati in un'epoca che conoscerà intensi stravolgimenti. Questi esigeranno nuove “rappresentazioni”, nuove visioni del mondo e nuove energie. Il loro primo manifestarsi suscita sin da ora il bisogno, per gli Europei, del ritornare a se stessi, allo spirito del loro spirito. Questo Breviario ha per scopo solamente quello di accompagnare e approfondire questo bisogno. Intimamente cosciente di ciò che devo di essenziale alle mie origini, ci tengo a dire che giustificherò e sosterrò sempre il diritto fondamentale di tutti gli altri umani ad essere sovrani sulla loro patria, alla loro cultura, ad un radicamento che permette di essere se stessi, a casa propria, e di non essere il nulla.
E mi ribello anche contro ciò che mi vuole negare. Mi ribello contro l'invasione programmata delle nostre città e delle nostre nazioni, mi ribello contro la negazione della memoria francese ed europea. Ho un debito nei confronti di questi esempi di comportamento, di coraggio e di raffinamento provenienti dal più remoto passato, quelli di Ettore ed Andromaca, di Ulisse e Penelope. Minacciata come tutti i miei fratelli europei di morire spiritualmente e storicamente, questa memoria è il mio bene più prezioso. Quello su cui appoggiarsi per rinascere.” (pp. 177-178)

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Mi era già successo mentre leggevo “Anime Baltiche” e mi è successo anche leggendo “Come tessere di un domino”:



Anche se l'io vive nella luce del giorno splende in pienezza di contenuto e forma, la sua parte notturna non è mai preservata dall'incertezza. I sogni rendono più brillanti i desideri, drammatizzano i presentimenti, svelano i sospetti. Il legame con la società è illusorio, siamo costretti a risolvere da soli i conflitti più profondi. In realtà non c'è contraddizione in questo. In una prospettiva più ampia anche la cosiddetta vita reale si rivela simbolica, perché fluttua libera nel tempo, con cause ed effetti dimoranti in scenari inaccessibili alla ragione.
Quando ero bambino i sogni occupavano un posto importante nel mio mondo. Si potrebbe quasi dire che vivevo le notti più intensamente dei giorni. Mi succedevano cose tali che quelle vissute di giorno sembravano insignificanti e scialbe in confronto. Di giorno non mi era mai capitato di raggelare dal terrore, ma conoscevo bene quelle sensazioni nel sonno. Di giorno non ero mai perseguitato, ma nei sogni fuggivo ora da bestie feroci ora dalla furia degli elementi: rocce mi si precipitavano addosso, la terra sprofondava sotto le mie gambe e, senza sapere come e perché, cadevo in abissi infernali.
In quel mondo esasperato della notte incontrai anche mia madre. La bella donna nell'abito lungo scintillante, con un frustino per addestrare i cani, era senza volto. Sapevo però che era mia madre e quella figura strana sembrava anzi interessante. Camminava su un filo teso fra le stelle. Volevo che non andasse avanti, ma che calasse giù con ombrello e si posasse accanto a me. Un'altra volta un mago infilò mia madre in una cassa facendola scomparire, e alla fine dello spettacolo non la si trovava più. Tutti cercavano agitati; gli addetti alla pista, in uniforme, sollevarono le assi del pavimento. Ricordo che dopo lo spettacolo rimasi seduto da solo nell'anfiteatro del circo, vuoto e buio, ricordo tutta la tristezza che avevo nel cuore.” (pp. 44-45)

Il Baltico.
Estonia.
Lettonia.
Lituania.
Kaliningrad.
Polonia.
(ovviamente poi ci sono i paesi nordici e la splendida, immensa, meravigliosa Russia)

Tanta voglia di visitare un giorno questi Paesi.



Lo sapete quanto sono astioso verso festival letterari/presentazioni eccetera ma segnalo il Festival di una delle pochissime case editrici veramente di qualità in Italia che è l'Iperborea.
Ovviamente non ci andro'.

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Quando ascolto Evan Dando in acustico io mi spoglio e mi sento totalmente nudo.
Mi appoggio al divano e ascolto questa fragilità che sembra quasi parlare di me.
Mi viene l'ansia a pensare alla notte che sta per arrivare e al prossimo giorno.
Ansia e vuoto totale.
Non penso mai a un lavoro migliore, a una casa piu' grande, a un contratto, a un romanzo in libreria col mio nome, a figli, soldi, famiglia.
Sogno di salire su una barca, un'auto, un carro, una slitta con la mia compagna, due cani, un gatto e qualche fucile, una pistole, libri, viveri e coperte, semi per piantare fiori e andarmene fuori dai coglioni.


mercoledì 14 febbraio 2018

La ragazza con la valigia, Oxfam, Anna von Hausswolff, Accanto alla macchina, case chiuse



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Che brutta la frase Onestà, onestà, onestà.
Che brutto gridarla e sostenerla come qualità politica.
Sono mai stato disonesto? Tante e tante volte.

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Nella cassetta della posta trovo volantini, buste, depliant che mi invitano a ogni genere di solidarietà: Unicef, Caritas, Croce Rossa, WWF, Emergency e via via tutta un'altra serie di associazioni più o meno note e qualcuna anche del tutto fasulla. 
Mi comporto sempre nella solita maniera: prendo, strappo e butto nel sacco della carta da riciclare.

Cosa da dire sullo scandalo Oxfam, Save the Children? Niente. Se uno è un po' scafato e ha qualche esperienza e conoscenza diretta di volontari/operatore umanitari/missionari non c'è proprio niente di cui meravigliarsi.
Solo due spunti: 1) Oxfam è quella che rompe sempre i coglioni con la storia del 1% e il 99%? 2)Mi sembra che questa vicenda sta attirando molta meno attenzione del caso Weinstein. E questo cosa sta a significare? Cercatela voi la risposta. Di sicuro il pentolone da scoperchiare è di altro tipo e allora si sta tutti bene attenti a non farlo.

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-qui-

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Vivo in un Paese dove la prostituzione è regolamentata con permessi di lavoro e case chiuse. Di certo i problemi di sfruttamento/papponi/schiavitu' non sono scomparsi. Voi cosa ne pensate di una possibile riapertura dei postriboli e della regolamentazione della prostituzione (di ogni sfumatura sessuale possibile)? Qui su Barbadillo se n'è parlato. Personalmente provo un grande affetto per le prostitute.

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