venerdì 20 ottobre 2017

Penfold, "Amateurs And Professional"; il libro del Papa/Polonia; i libri/David Means


Sono un innamorato dell'emo di un tempo. I Penfold sono stati uno di quei gruppi poco conosciuti, non di primissima fascia come per esempio i Mineral, ma in grado di realizzare un disco veramente bello come "Amateurs And Professional", uscito nel 1999. Ve lo consiglio, se amate il genere.

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Mi hanno chiesto se mi andasse di leggere il libro del Papa uscito per Il Manifesto e ho declinato l'offerta. 
Nutro sin dalla sua nomina, un'antipatia a pelle per Bergoglio. 
Non mi convincono i suoi modi melliflui, la sua presunta "rivoluzione", la sua dottrina e le sue ipocrite aperture ma in fin dei conti non è che poi me ne freghi tanto visto che non sono credente e non frequento messe o parrocchie, pur avendo studiato in un Collegio ed essendo ancora in grado di recitare a memoria un sacco di preghiere. 
Ma sono intristito da questa deriva che vede la religione mettersi mediocremente al passo coi tempi, che diventa sostanzialmente un codice civile di buon senso condominiale con ogni tipo di portata e molto materialista/progressista. E coi grandi assenti, lo scrivo semplificando (molto), da profano e spettatore poco attento (anche se discuto spesso coi miei parenti religiosi di questi argomenti), che mi che mi sembrano essere Dio, la spiritualità, la fede, i dogmi, i miracoli, la resurrezione, l'irrazionalità, i rituali, la messa, la confessione, i sacramenti, la conversione, il matrimonio religioso, eccetera. Aggiungo che conosco bene il dibattito interno/fratture che da millenni percorrono il Cristianesimo e vivo in una Confederazione che sta celebrando la Riforma.
Per questo apprezzo maggiormente quando accaduto in Polonia, con la preghiera di quel milioni di fedeli schierati quasi spettralmente alle frontiere.
Non ci avrei mai partecipato (forse a curiosare si') ma esteticamente l'ho trovata una manifestazione volgare, splendida, arcana, medioevale, irrazionale, violenta e onestamente quasi pagana.
Forse perché mi sono sempre piaciute le processioni e i cortei funebri.
Non lo so dove vuole andare questo discorso
Boh.

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Sono a metà di questo bel romanzo di David Means e anche se coi racconti lo scrittore statunitense dà il meglio di sé, mi piacerebbe ringraziarlo di persona perché per la prima volta nella mia vita ho guardato in faccia mio nonno dentro a un libro. La sua sindrome post traumatica, la sua ritrosia, i suoi occhi feriti. I suoi modi. Non riesco quasi piu' a leggere/scrivere recensioni perché ho la sensazione che imbriglino i libri dentro a una prigione di cui i libri non hanno bisogno.

giovedì 19 ottobre 2017

Imparare; Chiara Appendino; Julia Kent; Kate Tempest

- A mia sorella e mio padre che continuano (come negli ultimi giorni) a rompermi i coglioni con l'università, posso solo rispondere che la sola idea di tornare all'università mi mette i brividi e che preferisco di gran lunga una giornata di lavoro/apprendimento come quella di ieri trascorsa con uno dei miei migliori colleghi in assoluto e che purtroppo oggi staziona in quel di Zurigo. 
Imparare come si smontano alcuni componenti dei proiettori e pulirli, staccare fili e ricollegarli.
Scoprire il funzionamento degli "effetti speciali" del 4dx e permettere che a ogni proiezioni tutto scorra liscio. 
Il tutto condito dal silenzio e da saltuarie e mai banali discussioni sul cinema, i rapporti di lavoro, il Giappone, la vita privata. 
Benessere fisico dato da braccia/gambe stanche ma senza che si siano generate scorie mentali.  
Il dolore e l'ansia che non scompaiono, perché non scompaiono mai, ma che restano sotto la soglia minima che è già altissima.
Giornate di lavoro come queste sono rarissime e all'università ho respirato solo disperazione e dolore. 
Poi tornare a casa, lavarsi, controllare le piante, bere un paio di birre, fare la lavatrice, ascoltare musica, rileggere alcune pagine, scrivere qualche riga.
Aspettare la mia compagna e consolarla.
Sorridere di faccende stupidissime.
Stamattina ecco invece tornare l'ansia.
Questo freddo che sta arrivando e già mi devasta e la certezza che la vita è una gigantesca, violenta, dolorosa ferita che non si rimarginerà mai.

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I grillini.
Gentaglia insopportabile.
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martedì 17 ottobre 2017

Privato, letteratura italiana (Giorgio Falco, Giuseppe Genna, Matteo Trevisani), trovato in edicola, Chris Offutt ,

-Davanti al cinema ci sono alcuni parcheggi con strisce gialle. Alcuni sono per i disabili, altri sono privati e riservati al personale del cinema. Quotidianamente mi accade di litigare con qualcuno che occupa questi posti senza permesso e senza nemmeno chiederlo. 
Domenica arrivano due Maserati e parcheggiano davanti ai miei occhi nei parcheggi riservati al personale. Scendono 8 ragazze e due personal coacher. Vicino c'è lo stadio e la zona del cinema è un luogo di partenza/ritrovo di sportivi. Li invito gentilmente a spostare la macchina nel retrostante parcheggio comunale che costa di domenica 50 centesimi l'ora. Le donne mi sorridono strafottenti mentre i due uomini mi rispondono di farmi i cazzi miei. Mentre sto litigando con loro arriva una familiare che si piazza nel posto dei disabili. Ne scendono 4 bambini e un padre diretti al campo di calcio. 
Sfinito, lascio che sia una mia collega a sbrogliare la situazione.
Lunedi' mattina la scena si ripresenta, con altri interpreti.
Questa volta, una ragazza disabile, trovando i parcheggi occupati, ha risolto la situazione chiamando la Polizia.
Tranquilli quando pensate al malcostume italiano, queste cose accadono quotidianamente anche in Svizzera.

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Un po' di letteratura italiana sulla scrivania:


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sabato 14 ottobre 2017

Sulla legge elettorale, Personal Shopper, Kristen Stewart, Chiara Barzini, i gruppi whatsapp

In questi giorni ho avuto modo di scambiare due chiacchiere con mio padre sulla legge elettorale. Lui è un fedele lettore di Repubblica, l'Espresso, socialista, oggi piddino e sostenitore sostanzialmente di due opzioni:
1) due/tre grandi partiti di riferimento (lui preferisce lo scontro Democratici-Repubblicani alla statunitense)
2) un maggioritario con soglia di sbarramento al 5%.
Ha sempre avuto un certo rigetto per i partitini.
Lui mi punzecchia sempre su questi argomenti ben sapendo che non voto e l'ultima volta gli ho ribadito che pur fregandomene altamente, se io mi occupassi di democrazia mi andrebbe bene il sistema proporzionale. Credo che per quelli che continuano a riempirsi la bocca di democrazia dovrebbero guardare al sistema elettorale del Canton Ticino: ripartizione dei seggi col sistema proporzionale con una robusta iniezione di referendum che è poi uno dei pilastri della Confederazione. In Canton Ticino e in generale in Svizzera accade pero' che in seguito alle elezioni si possono andare a formare governi con piu' partiti. L'attuale ticinese è composto da 4 partiti: Lega dei Ticinesi, Plr, PPD e badate bene, il Partito Socialista che è molto piu' a sinistra del PD.

E arrivo al nocciolo del discorso: molto spesso parlando con i sostenitori del proporzionale mi sono trovato a incontrare dei Maggioritari in fieri, dei puristi assoluti che mai un'alleanza con quello che mi siede vicino, che a parole parlano di democrazia ma poi hanno in mente i soviet o il manganello, dei tipi alla "Quando avremo la maggioranza comanderemo noi e ve la faremo vedere", "Vogliamo il 51% per ribaltare il Paese" e via dicendo, quando invece il proporzionale è proprio quel sistema che spinge al confronto, alle convergenze, a trasformare le proprie battaglie di minoranza/maggioranza (come fece il Partito Radicale) in battaglie politiche che coinvolgono il resto del Parlamento/Paese e allora allora che dire?

- "Ma dopo tutti questi inutili discorsi non vi è venuta voglia di farvi qualcosa di forte, di comprare una cassa di birre e berle una alla volta sul balcone, mettervi a correre, nuotare, pescare, rubare, leggere, ascoltare a tutto volume il nuovo disco che avete comprato, scopare, scoreggiare, camminare fino a Belgrado e tuffarvi alla congiunzione fra Danubio e Sava, masturbarvi, farvi un bagno caldo, provarci con un ragazzo, offrire un gelato a una sconosciuta?
Ecco, tanto per dire quante cose migliori ci sono da fare che stare a preoccuparsi di queste cazzate e del consueto ritorno del fascismo."

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Ho rivisto questo capolavoro ieri sera e l'ho ritrovato entusiasmante e commovente. Per me è uno dei film piu' belli in circolazione sulla contemporaneità, sulla ricerca dell'io e la solitudine.
E Kristen Stewart è bellissima:



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Mia sorella e mia madre sono sempre state delle estimatrici di Benedetta Barzini. Adesso sulla scrivania è arrivato (non so dirvi se gradito o no) il romanzo di Chiara Barzini "Terremoto" (Mondadori)

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Spopolano i gruppi.
Io sono inserito, come tutti i miei colleghi, nel gruppo del cinema.
Già mi sta sul cazzo vedermi invadere da messaggi su questo o quell'altro da fare, migliorare, disposizioni, eventi con risposte annesse ma è ancora piu' odioso e da farmi salire la merda in bocca quando i colleghi si mettono a usare il gruppo dei colleghi esattamente come se fosse il loro Facebook e allora foto delle loro gite, il cibo, la fidanzata, battute, filmati e tutto il resto che uno si puo' immaginare.
Perché bisogna ridere, condividere, diventare un gruppo.....
Che voglia di prendere un Ak-47.....

giovedì 12 ottobre 2017

Posta - Disco dell'anno in assoluto - Chabon

Sono uscito di casa solo per andare a spedire delle buste, pagare alcune cose e bere un caffè.
La barista era la sosia di Corin Tucker delle Sleater Kinney.
Glielo avrei anche detto se fossi stato di un umore migliore.
Sto trascorrendo il tempo che mi resta di questo giorno di riposo ad aspettare il ritorno al lavoro, nutrire il mio narcisismo, rovinarmi il fegato, leggere, perdere tempo.

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Mi ha travolto e lo sto ascoltando e leggendo tantissimo.
Pieno di rimandi, tutto quello che si vuole, ma è come quando sei nel buio e hai una paura terribile e arriva una mano che afferra la tua e ti fa sentire meno solo in mezzo alla catastrofe.

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L'ultimo romanzo di Michael Chabon è dolorosamente bellissimo.
Mi sono bastate le pagine dedicate alla nonna per farmi innamorare.
Ed è bello seguire uno scrittore romanzo dopo romanzo.
Seguirne i movimenti, le trasformazioni, le cadute, le fiammate.

mercoledì 11 ottobre 2017

Sorella




Parlare con mia sorella, avere uno scambio con lei, condividere qualcosa con lei mi è praticamente impossibile.
Anche ora che avremmo invece bisogno di scambiare due chiacchiere, qualche opinione su alcune scelte che ci interessano e che nei prossimi mesi ci costringeranno a prendere alcune decisioni.
Anche quando mia madre stava morendo.
Ci provo e ci ho sempre provato.
Questo vale anche lei, lo so, ne sono consapevole.
È una donna intelligente e brillante e con una cultura spaventosa.
Sensibile.
Lo so.
Ma io e lei condividiamo tentativi che creano solo altro dolore, altre incomprensioni, altre ferite, altro rancore, altre parole sprecate.
Tanti sbuffi, bicchieri di vino, birre, farmaci, incensi, libri.
Condividiamo lo stesso sangue.
E per me questo schifoso e putrido sangue ha ancora un suo significato anche se poi ogni sangue è sempre sangue infettato dal materialismo dei nostri pensieri.
Siamo troppo diversi e viviamo in mondi distanti galassie.
A lei faccio schifo anche proprio esteticamente, per come mi vesto, per come parlo, per le mie idee.
E non ci vedo niente di male nel fatto che lei mi disprezzi.
È giusto che mi disprezzi se le faccio schifo.
Il disprezzo è una sacrosanta forma di relazione.
Non crediamo nei gruppi di recupero anche se li conosciamo, nella retorica della scoperta di nuove strade per stringere relazioni, contatti.
Poi un giorno ci aggrapperemo a uno scenografico e melodrammatico amore quando verremo chiamati a recitare la parte del fratello e della sorella, del figlio e della figlia.
Ricostituiremo il nido familiare davanti alla dissoluzione di qualunque passato e futuro immaginabili.
Una volta, quando avevo 25, 26 anni mia madre mi disse: "Dovresti andartene lontano, scomparire, ripartire da zero, non tornare mai piu'. Se tu lo facessi io ci starei malissimo, ne morirei, ma so che per te sarebbe finalmente una liberazione."
Mia madre è morta.
Da questo autunno mascherato da primavera mi sento preso per il culo.
Un caro ragazzo che conosco sta morendo in un hospice.
E io che vivo nella solita ipocrisia che mi consuma lentamente.
E domani, che non lavoro, mi dovro' inventare un'altra scusa per alzarmi dal letto.
Ma domani è uno di quei giorni che restero' a letto e non faro' nulla.
Mi dicono che fuori c'è un mondo intero di corsi, svolte, appagamento, sollevazioni, opportunità lavorative, possibilità di redenzione, strade, vie, vicoli, cessi.
Lo dicono.


martedì 10 ottobre 2017

Fuori




Fra qualche giorno tornerò ad ospitare sul blog l'amica Silvia Valerio con un'intervista frizzante e spero interessante. Si parlerà di vari argomenti, nuove uscite, anche molto leggeri.


(Alla stessa Silvia ho detto che l'ambientazione ferroviaria ricorda quella di Blade Runner e a proposito dell'ultimo "2049" di Villeneuve ho letto e ascoltato pareri discordanti. Personalmente ho visto molti spezzoni del film in 4dx con gli occhialini da 3d ed é difficile per me al momento esprimere un qualsiasi tipo di giudizio ed è anche un, ormai lunghissimo, periodo che non mi va di sedermi in sala. So solo che Ana de Armas è bellissima.)

Due film:



"Transamerica" di Duncan Tucker mi ha fatto ricordare quel trans che ci provò con me a Milano. Avendo fallito l'approccio per una possibile scopata, rimanemmo a parlare per ore. 
La feci sorridere quando le dissi che aveva le caviglie veramente strettissime. 
Al mattino ero cosi' ubriaco che ci volle mezza giornata per ricordarmi dove avessi parcheggiato l'auto.


Un film modesto ma che mi ha emozionato moltissimo.

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Sono pochissime le cose che mi rendono felice.
Cose come il ritorno di un romanzo straordinario come "Last Exit to Brooklyn"


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Quasi tutti giorni, all'alba, quando vado al lavoro, incontro un anziano.
Ci salutiamo e ci sorridiamo.
Ieri pomeriggio ci siamo visti fuori dall'ufficio stranieri.
-Dove lavora lei?
-Al cinema.
-Ci vediamo tutti i giorni.
-Sì.
-Fa bene camminare.
-Io e mia moglie ci alzavamo presto la mattina e camminavamo fino al cinema poi tornavamo indietro, bevevamo un caffé, entravamo nel cimitero e poi andavamo fino al lago. Da quando è morta tutte le mattina mi alzo e ripeto lo stesso giro. Ma adesso non vado al lago, entro nel cimitero e ci parlo, gli racconto tutto.
-Fa bene.
-Buona giornata.
-Buona giornata a lei.
Ho pensato a mio padre.
Poi sono tornato a casa.
Ho bevuto tre birre e l'ho chiamato.
L'ho lasciato parlare, ho riattaccato e mi sono seduto sul divano a luci spente.
La gente come mio padre mi mette sempre addosso la voglia di uccidere anche il primo che passa per strada.

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